babele

Luglio 2008 Archives

Questi ultimi giorni prima della pausa estiva sono stati molto intensi, soprattutto in seguito alla sentenza del Tribunale di Milano sulla drammatica vicenda di Eluana Englaro e allo scoppio del dibattito sul testamento biologico. Come potete leggere sul mio sito, sono riuscito con soddisfazione a presentare un disegno di legge sostenuto da ben 101 senatori di maggioranza e opposizione, che spero possa colmare il vuoto legislativo in materia venendo incontro alle esigenze dei cittadini.

 

Mi sono occupato dunque di un argomento molto serio come la fine della vita: oggi però voglio parlarvi di una notizia più "leggera", che mi ha fatto sorridere. Avete visto la nuova pubblicità che campeggia sul sito della Ryanair? Ne hanno parlato diversi giornali: si tratta di un manifesto in cui campeggia la scritta "Il ministro Bossi ai passeggeri italiani - con sotto la foto del Senatur con il dito medio alzato - il governo supporta le alte tariffe di Alitalia, supporta i frequenti scioperi, se ne frega dei passeggeri italiani". Una trovata pubblicitaria niente male, non c'è che dire.

 

Al di là dei commenti scandalizzati dei leghisti, che minacciano di boicottare la compagnia, mi strappa un amaro sorriso il ricordo delle false promesse di Berlusconi in campagna elettorale. L'allora candidato dell'opposizione, rifiutando ideologicamente la credibile e strutturata offerta di Air France, millantava cordate italiane pronte a rilevare immediatamente Alitalia, il tutto attaccando il governo Prodi, reo di voler svendere allo straniero la gloriosa compagnia di bandiera. Di offerte italiane ad oggi nemmeno l'ombra, la compagnia è sempre più in crisi, ma tanto il Premier fa come al solito finta di niente. Quanta ipocrisia!

 

La faccia tosta di questo governo è ben rappresentata dal commento di Altero Matteoli sulla vicenda: "La pubblicità della Ryanair è volgare ed offensiva - ha detto il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti - la compagnia aerea dovrebbe chiedere scusa oltre che al Ministro Bossi anche agli italiani". Ma il gesto volgare e offensivo nei confronti degli italiani, che meriterebbero scuse mai arrivate, non è proprio quello di Bossi? E quel gesto non era rivolto dal Ministro Bossi al nostro Inno Nazionale? Tutti sappiamo cosa sarebbe accaduto in Francia, Inghilterra, o Stati Uniti se un politico avesse fatto quel gesto nei confronti dell'Inno Nazionale del Paese. A volta sembra proprio che il mondo giri alla rovescia.

Troppi politici e pochi statisti

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Un articolo pubblicato sull'inserto scientifico del Sole 24 Ore di oggi mi ha stimolato una riflessione sul problema energetico che attanaglia il nostro paese. Tutti i giorni al distributore e al supermercato sentiamo gli effetti dell'aumento del prezzo del petrolio: fare un pieno diventa quasi impossibile, e la crisi energetica comporta maggiori costi di produzione e trasporto con un conseguente rincaro di merci e generi alimentari. L'unica soluzione sembra essere quella di ridurre al più presto la nostra dipendenza dall'oro nero.

 

L'articolo parla della Svezia, e di come questo paese sia riuscito a costruire, tramite un sistema di incentivi fiscali, un'economia che è allo stesso tempo efficiente e rispettosa dell'ambiente: i principi della sostenibilità ambientale vengono applicati dalle imprese perché convengono da un punto di vista economico. Esempio: un consorzio di imprese ha creato un sistema computerizzato che permette agli aerei di ridurre le variazioni di rotta e di risparmiare in questo modo il 20% del carburante durante la fase di atterraggio. Dunque risparmiando energia si riduce l'inquinamento atmosferico e contemporaneamente si spende di meno.

 

Credo sia positivo che in Italia nasca un dibattito serio e non ideologico sulle fonti di energia da utilizzare nel futuro, compreso il nucleare. Su questo argomento tuttavia, mi sento di concordare con il premio Nobel Rubbia: non siamo in grado di smaltire le scorie nucleari e per di più l'uranio è destinato a scarseggiare in tempi relativamente brevi. Detto questo, ritengo invece che dovremmo guardare alle esperienze di altri paesi all'avanguardia, per predisporre un piano energetico lungimirante e condiviso dal Paese basato su risparmio e energie rinnovabili, eolico e solare in primis. Purtroppo però in Italia sembra impossibile sedersi attorno a un tavolo e ragionare con serenità su piani di medio e lungo termine. Ma perché? Forse perché abbondano i politici, mentre scarseggiano gli statisti. "Un politico - diceva De Gasperi - guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione".

Eluana e il testamento biologico

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Vorrei scrivere qualche riflessione sulla vicenda di Eluana Englaro, che ho seguito molto da vicino in questi anni. Come avrete letto, il Tribunale Civile di Milano ha stabilito che potranno essere sospese tutte le terapie compresa l'alimentazione artificiale ad Eluana: ciò implica inevitabilmente la fine della vita, ma voglio sottolineare che si tratta di una fine naturale. Eluana si trova purtroppo in una condizione in cui non vi è più nessuna ragionevole possibilità di recupero dell'integrità intellettiva, a causa di un grave danno cerebrale per un incidente automobilistico avvenuto oltre 16 anni fa. Si tratta dunque di prendere atto che non c'è più nulla da fare, smettendo di accanirsi e di prolungare l'agonia.

 

Mi rammarica tuttavia il fatto che siano stati dei giudici a dover prendersi la responsabilità di una decisione così importante, mentre la politica sinora non ne ha avuto il coraggio. Ho lavorato per preparare un disegno di legge sul testamento biologico rigoroso ed equilibrato, che potesse essere approvato da entrambi gli schieramenti, eppure il vuoto legislativo permane. L'Italia, come spesso accade, si trova in una situazione anomala, in quanto molti altri paesi occidentali hanno regolato da tempo questa materia. La situazione paradossale poi è che il diritto all'autodeterminazione dell'individuo, su cui si basa il testamento biologico, è affermato con forza e chiarezza nell'articolo 32 della Costituzione e nella Convenzione di Oviedo: eppure non esiste una legge che tuteli adeguatamente le situazioni delle persone che si trovano alla fine della vita.

 

Spero dunque che la risonanza della drammatica vicenda di Eluana e della sua famiglia non vada sprecata. Auspico che maggioranza e opposizione riprendano a dialogare sul testamento biologico, magari utilizzando come base di partenza il testo su cui ho lavorato tanto e che ho presentato al Senato il 29 aprile 2008. Si tratta di un atto di civiltà per garantire un diritto fondamentale a tutti i cittadini, e prometto che continuerò a impegnarmi in Parlamento affinché l'anomalia italiana abbia termine.

Una brutta storia di cattiva sanità...

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In questo post vi racconto una storia. Si tratta purtroppo di una brutta vicenda, che mi ha fatto molto riflettere sulle condizioni in cui versa la sanità pubblica italiana.

 

L'anno scorso ho ripreso ad operare una volta a settimana in un ospedale nei pressi di Verona; il contatto con il paziente e la sala operatoria mi mancavano molto. Poche settimane fa mi è capitato di visitare un paziente con un tumore al fegato: sono rimasto un po'stupito del fatto che questo anziano pensionato (che chiamerò Mario per semplicità) fosse venuto da Roma sino a Verona, accompagnato dalla moglie, per farsi visitare, ma per il resto sembrava tutto normale. Effettuati gli esami del caso, a fine giornata scopro che il signor Mario, prima di andarsene, ha lasciato 500 euro in una busta, come a "ricompensarmi" per un trattamento effettuato gratuitamente di cui aveva tutto il diritto.

 

Decido di richiamarlo, più incuriosito che arrabbiato, per farmi spiegare il motivo del suo comportamento. Così, cavandogli le parole di bocca, riesco finalmente a capire. Prima di venire a Verona, Mario si è fatto visitare al Policlinico di un'università romana da un professore ordinario di Medicina e uno di Radiologia, per essere sottoposto ad alcuni esami di accertamento come la Tac, una risonanza magnetica e un trattamento per il tumore del fegato chiamato chemioembolizzazione. I luminari lo informano del fatto che per questo tipo di esami e terapie la lista d'attesa all'Università è di 6-7 mesi: recandosi però in una clinica privata di Roma, tempo una settimana e per la modica cifra di 11.000€ il problema si sarebbe miracolosamente risolto.

 

Il signor Mario ha seguito i consigli, si è sottoposto agli accertamenti ed alle prime cure, ha versato gli 11.000€, ma data la cospicua entità della cifra, ha deciso di  "emigrare" sino all'ospedale in cui opero, dove abbiamo completato gli esami e proseguito i trattamenti di cui aveva urgente bisogno in tempi brevi e, ovviamente, gratuitamente. Ed è qui che vengo a sapere il motivo del suo gesto: Mario non credeva possibile che non dovesse pagare per i trattamenti ricevuti, e si riteneva in dovere di sdebitarsi perlomeno con un "informale" pagamento in denaro!

 

Che dire. Questa vicenda mi ha ricordato l'atteggiamento di chi negli Stati Uniti non può permettersi di pagare un'assicurazione sanitaria: lì chi è povero dà per scontato che riceverà cure peggiori, e che solo pagando avrà diritto ad un trattamento sanitario adeguato. Mi ha rattristato pensare che in un Paese come il nostro, in cui l'universalità delle cure è un diritto fondamentale, solo sborsando cifre astronomiche si possano evitare le liste d'attesa del pubblico affidandosi ai privati.

 

Mi sconcerta poi la volontà del Ministro Sacconi di cancellare un ottimo strumento per combattere le liste d'attesa, ossia la legge 120 sulla libera professione intramuraria (secondo cui i medici devono garantire nella loro attività pubblica perlomeno lo stesso numero di prestazioni che effettuano in quella privata). Secondo Sacconi "le soluzioni sono tre: si può affrontare il problema all'italiana e cioè con una proroga, ritornare al sistema precedente o adottare un sistema più flessibile". Flessibilità che significa, immagino, "liberi tutti". Il governo vuole cambiare un sistema che, se applicato adeguatamente, avrebbe non solo ridotto le liste d'attesa, ma anche consentito un certo recupero di evasione fiscale. Invece di lottare per migliorare la qualità del Sistema Sanitario Nazionale, il governo punta sempre più sul privato: in questo modo i vari signor Mario d'Italia rischiano davvero di abituarsi a dover pagare (se possono) per avvalersi di un loro diritto.

 

Per la cronaca: Mario non ha voluto i soldi indietro, così abbiamo deciso di donarli ad un ente che sviluppa progetti sanitari nel Terzo Mondo, chiedendo alla associazione religiosa che gestisce il progetto in terra di missione di inviare a Mario la ricevuta della donazione con una spiegazione di come verranno utilizzati i suoi soldi.