In settimana sono rientrato da un viaggio negli Stati Uniti, dove sono venuto a contatto con l'emozionante atmosfera di un evento importantissimo come le elezioni presidenziali americane; manca davvero poco al 4 novembre, data in cui sapremo chi guiderà gli Stati Uniti nei prossimi quattro anni. Il nuovo Presidente dovrà affrontare una situazione davvero complicata: oltre a proporre un piano per risollevare il paese dalla più grave crisi economica del dopoguerra, dovrà occuparsi di ricostruire l'immagine degli Stati Uniti nel resto del mondo dopo il fallimentare intervento in Iraq e le crescenti tensioni con paesi come Russia e Iran.
In una congiuntura così difficile, credo che soltanto un politico giovane, capace e lungimirante come Barack Obama possa proporre un piano economico davvero efficace e allo stesso tempo riportare gli Stati Uniti ad essere amati e rispettati come un tempo. E' per questo che ho sperato che fosse lui il candidato democratico alla presidenza sin da quando la sua candidatura sembrava un sogno più che una prospettiva concreta.
Durante il mio soggiorno, ho avuto la fortuna di poter seguire in diretta l'ultimo dibattito tra Obama e McCain. Sono rimasto affascinato dalla dialettica allo stesso tempo concreta e idealista di Barack, ma ciò che mi ha colpito in modo particolare è stato il suo comportamento da statista. Quando durante il dibattito si è parlato di Sarah Palin, accusata di incompetenza su molti temi, Obama avrebbe potuto affondare il colpo e lasciarsi andare a pesanti critiche; avrebbe per esempio potuto dire che, in caso di vittoria repubblicana e di scomparsa prematura del Presidente, i rapporti internazionali degli Stati Uniti sarebbero stati governati da una signora che ha richiesto per la prima volta il passaporto solamente un anno fa! Barack invece è rimasto composto, ha mostrato rispetto per l'avversario e ha concentrato le sue critiche verso le politiche repubblicane, evitando spiacevoli attacchi personali.
Non tutti i politici possono vantare una tale tempra, propria di un vero uomo di stato. Oltre al cambiamento, Obama rappresenta l'America che sognavamo da ragazzi, e che io nella mia professione ho potuto conoscere in prima persona; quell'America terra delle opportunità in cui ciascuno, se capace, può ottenere ciò che sogna. Spero davvero che sia lui il nuovo Presidente: sarebbe davvero un bel segnale nel difficile tempo di crisi in cui ci troviamo.
Ps: nel mio piccolo ho dato un contributo alla causa: dato che sono anche cittadino degli Stati Uniti, ho potuto votare per Obama, anche a nome di tutti gli italiani che vorrebbero farlo ma non possono.


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