babele

Ottobre 2008 Archives

In settimana sono rientrato da un viaggio negli Stati Uniti, dove sono venuto a contatto con l'emozionante atmosfera di un evento importantissimo come le elezioni presidenziali americane; manca davvero poco al 4 novembre, data in cui sapremo chi guiderà gli Stati Uniti nei prossimi quattro anni. Il nuovo Presidente dovrà affrontare una situazione davvero complicata: oltre a proporre un piano per risollevare il paese dalla più grave crisi economica del dopoguerra, dovrà occuparsi di ricostruire l'immagine degli Stati Uniti nel resto del mondo dopo il fallimentare intervento in Iraq e le crescenti tensioni con paesi come Russia e Iran.

In una congiuntura così difficile, credo che soltanto un politico giovane, capace e lungimirante come Barack Obama possa proporre un piano economico davvero efficace e allo stesso tempo riportare gli Stati Uniti ad essere amati e rispettati come un tempo. E' per questo che ho sperato che fosse lui il candidato democratico alla presidenza sin da quando la sua candidatura sembrava un sogno più che una prospettiva concreta.

Durante il mio soggiorno, ho avuto la fortuna di poter seguire in diretta l'ultimo dibattito tra Obama e McCain. Sono rimasto affascinato dalla dialettica allo stesso tempo concreta e idealista di Barack, ma ciò che mi ha colpito in modo particolare è stato il suo comportamento da statista. Quando durante il dibattito si è parlato di Sarah Palin, accusata di incompetenza su molti temi, Obama avrebbe potuto affondare il colpo e lasciarsi andare a pesanti critiche; avrebbe per esempio potuto dire che, in caso di vittoria repubblicana e di scomparsa prematura del Presidente, i rapporti internazionali degli Stati Uniti sarebbero stati governati da una signora che ha richiesto per la prima volta il passaporto solamente un anno fa! Barack invece è rimasto composto, ha mostrato rispetto per l'avversario e ha concentrato le sue critiche verso le politiche repubblicane, evitando spiacevoli attacchi personali.

Non tutti i politici possono vantare una tale tempra, propria di un vero uomo di stato. Oltre al cambiamento, Obama rappresenta l'America che sognavamo da ragazzi, e che io nella mia professione ho potuto conoscere in prima persona; quell'America terra delle opportunità in cui ciascuno, se capace, può ottenere ciò che sogna. Spero davvero che sia lui il nuovo Presidente: sarebbe davvero un bel segnale nel difficile tempo di crisi in cui ci troviamo.

 

Ps: nel mio piccolo ho dato un contributo alla causa: dato che sono anche cittadino degli Stati Uniti, ho potuto votare per Obama, anche a nome di tutti gli italiani che vorrebbero farlo ma non possono.

 

Continua il dibattito sul testamento biologico: sembra che finalmente la maggior parte del mondo politico abbia compreso la necessità di colmare il grave vuoto legislativo italiano in materia. Voglio aggiornarvi a questo proposito sul dibattito interno al Partito Democratico: ho partecipato a un seminario in cui i parlamentari del PD della Camera e del Senato hanno avuto la possibilità di esprimere la propria opinione e di confrontarsi apertamente proprio sul testamento biologico.

 

Devo ammettere che vi sono profonde differenze di vedute tra le diverse anime del partito; tuttavia, non mi piace distinguere come si fa di solito tra "laici" e "cattolici", dato che mi sembra un modo sbagliato e poco efficace di catalogare le opinioni personali. Mi spiego: io sono credente, eppure ritengo che il Parlamento debba legiferare in base alle conoscenze scientifiche disponibili e ai principi stabiliti dalla Costituzione, e non in base a precetti indicati da una religione, sia essa la mia o quella dei Testimoni di Geova, o altra ancora. Dico questo perché al seminario è stato sostenuto letteralmente che "la Chiesa nei secoli ha avuto sempre una visione lungimirante, dunque forse bisognerebbe seguire le sue indicazioni".

 

A mio avviso, chi con responsabilità politiche si occupa di questioni così serie e delicate non può basarsi su principi che, per quanto assolutamente legittimi e validi per la propria coscienza, possono non essere condivisi da tutti i cittadini. Il senso di comunità di un paese, di una nazione, è proprio dato dal fatto che tutti possano sentirsi benvenuti e accettati, non esclusi. Ritengo sia doveroso quindi rispettare il diritto di ognuno a scegliere a quali trattamenti essere sottoposto, senza imporre la propria visione. Inoltre, su argomenti complessi come ad esempio la nutrizione artificiale, non si può fare a meno di tenere in considerazione ciò che afferma la scienza. L'obiezione sollevata in proposito è che l'alimentazione artificiale non è un trattamento ma un atto caritatevole, e il medico avrebbe dunque il dovere di somministrare sempre la nutrizione artificiale al paziente, in qualunque condizione clinica. Ebbene, la scienza è chiara in proposito: l'alimentazione artificiale è una cura, prescritta da un medico e consistente in un composto chimico prodotto da una casa farmaceutica. Non parliamo di pane e acqua dunque: io credo che in quanto trattamento medico il cittadino abbia diritto di poter riflettere ed eventualmente negare il consenso alla sua somministrazione o indicarne la sospensione.

 

Ho cercato di basare la mia proposta di legge proprio sulle conoscenze scientifiche a disposizione, sul rispetto della Costituzione e sulla ragionevolezza: è una risorsa per chi la vuole utilizzare. Il mio disegno di legge propone anche di fornire supporto a pazienti e famiglie in ogni area geografica dell'Italia, tramite una maggiore capillarità degli hospice, ossia le strutture che forniscono le cure palliative; mira ad alleviare le sofferenze tramite la diffusione dei farmaci che combattono il dolore nelle ultime fasi della vita. Si tratta di principi che credo possano essere condivisi da tutti, sia da un radicale che da un cattolico. Spero davvero nell'interesse del paese che il Partito Democratico trovi al più presto una sintesi ragionevole tra le varie posizioni espresse al seminario: ne va della nostra credibilità davanti ai cittadini.