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Il PD a scuola di testamento biologico

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Continua il dibattito sul testamento biologico: sembra che finalmente la maggior parte del mondo politico abbia compreso la necessità di colmare il grave vuoto legislativo italiano in materia. Voglio aggiornarvi a questo proposito sul dibattito interno al Partito Democratico: ho partecipato a un seminario in cui i parlamentari del PD della Camera e del Senato hanno avuto la possibilità di esprimere la propria opinione e di confrontarsi apertamente proprio sul testamento biologico.

 

Devo ammettere che vi sono profonde differenze di vedute tra le diverse anime del partito; tuttavia, non mi piace distinguere come si fa di solito tra "laici" e "cattolici", dato che mi sembra un modo sbagliato e poco efficace di catalogare le opinioni personali. Mi spiego: io sono credente, eppure ritengo che il Parlamento debba legiferare in base alle conoscenze scientifiche disponibili e ai principi stabiliti dalla Costituzione, e non in base a precetti indicati da una religione, sia essa la mia o quella dei Testimoni di Geova, o altra ancora. Dico questo perché al seminario è stato sostenuto letteralmente che "la Chiesa nei secoli ha avuto sempre una visione lungimirante, dunque forse bisognerebbe seguire le sue indicazioni".

 

A mio avviso, chi con responsabilità politiche si occupa di questioni così serie e delicate non può basarsi su principi che, per quanto assolutamente legittimi e validi per la propria coscienza, possono non essere condivisi da tutti i cittadini. Il senso di comunità di un paese, di una nazione, è proprio dato dal fatto che tutti possano sentirsi benvenuti e accettati, non esclusi. Ritengo sia doveroso quindi rispettare il diritto di ognuno a scegliere a quali trattamenti essere sottoposto, senza imporre la propria visione. Inoltre, su argomenti complessi come ad esempio la nutrizione artificiale, non si può fare a meno di tenere in considerazione ciò che afferma la scienza. L'obiezione sollevata in proposito è che l'alimentazione artificiale non è un trattamento ma un atto caritatevole, e il medico avrebbe dunque il dovere di somministrare sempre la nutrizione artificiale al paziente, in qualunque condizione clinica. Ebbene, la scienza è chiara in proposito: l'alimentazione artificiale è una cura, prescritta da un medico e consistente in un composto chimico prodotto da una casa farmaceutica. Non parliamo di pane e acqua dunque: io credo che in quanto trattamento medico il cittadino abbia diritto di poter riflettere ed eventualmente negare il consenso alla sua somministrazione o indicarne la sospensione.

 

Ho cercato di basare la mia proposta di legge proprio sulle conoscenze scientifiche a disposizione, sul rispetto della Costituzione e sulla ragionevolezza: è una risorsa per chi la vuole utilizzare. Il mio disegno di legge propone anche di fornire supporto a pazienti e famiglie in ogni area geografica dell'Italia, tramite una maggiore capillarità degli hospice, ossia le strutture che forniscono le cure palliative; mira ad alleviare le sofferenze tramite la diffusione dei farmaci che combattono il dolore nelle ultime fasi della vita. Si tratta di principi che credo possano essere condivisi da tutti, sia da un radicale che da un cattolico. Spero davvero nell'interesse del paese che il Partito Democratico trovi al più presto una sintesi ragionevole tra le varie posizioni espresse al seminario: ne va della nostra credibilità davanti ai cittadini.

 

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2Commenti

Prima di esprimere il mio commento preferisco presentarmi xchè le mie idee sono frutto, oltre che della mia fede cattolica, anche della mia attività: sono MEDICO OSPEDALIERO 47enne che lavora in una rianimazione, anche se all'inizio della carriera x 2-3 anni mi sono accupato di cure palliative con la fondazione floriani di milano e ho aprtecipato alla fondazione della scuola italiana di medicina e cure palliative.
Pur essendo cattolico sono convinto che lo Stato debba legiferare in modo laico. E' il singolo individuo, credente o meno, che deve poi scegliere. Per essere chiari in Italia lo Stato rende possibile l'aborto, io sono cattolico e non chiederò mai di avvalermi di questa possibilità. Ritengo, come cittadino e non come cattolico, che questa opportunità debba però essere offerta.
In tempi in cui l'integrazione fra persone di culture e religioni diverse è ormai una realtà consolidata nel nostro Paese non ha più senso la divisione cattolici - non cattolici. La discussione invece deve essere sulla possibilità di legiferare in modo tale che ciascuno non sia vincolato a scelte incompatibili con la propria fede.
Su questi principi inoltre occorre ricordare, anche x evitare contrapposizioni laici-cattolici all'interno del PD, che è lo Stato ad essere laico non la Chiesa Cattolica. I non cattolici non possono giudicare i dettami della Chiesa Cattolica partendo dal principio della laicità che mai potra essere chiesta alla Chiesa stessa. I cattolici non possono pretendere che lo Stato o i propri politici dimentichino che la laicità è un principio fondamentale.
I tecnici, cioè noi medici, dobbiamo stare attenti a non confondere ciò che è scienza medica (nutrizione = cura) da ciò che è altro (ragione, etica, religione).
L'importanza delle cure palliative è tale che ogni commento è superfluo.
paolo galimberti

Da quando ho avuto l'opportunità di ascoltarla, in una conferenza all'hospice di Reggio Emilia, seguo con molto interesse i suoi progetti. E' questo uno dei motivi per cui ho votato a sinistra alle ultime elezioni, nonostante i molti dubbi e perplessità nei confronti di questo schieramento. Quello che apprezzo in lei è la chiarezza con cui si esprime e la fiducia nei piccoli progetti (come quello del fondo di finanziamento alla ricerca, destinato a giovani ricercatori), che poi sono destinati ad allargarsi, seminando idee buone per il bene di tutti. Mi piace anche la sua capacità di vedere, nella complessità che viviamo, anche una sfida, e non solo dei problemi da evitare. La politica, con le persone come lei, diventa veramente il prendersi cura del bene comune. Grazie, anche a nome di tante persone che la stimano, e non hanno occasione di esprimerlo direttamente. Cristina Gandolfi

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