Giovedì 30 ottobre ho partecipato alla trasmissione Anno Zero di Michele Santoro, incentrata sul decreto Gelmini (che ormai è legge) e sulle grandi manifestazioni di protesta degli ultimi giorni cui hanno partecipato studenti e professori. Credo sia stata un'importante occasione per evidenziare i pericoli che derivano dal decreto, che non attua una vera e propria "riforma", ma è in sostanza un enorme taglio di fondi alla scuola pubblica: a causa del venir meno dei finanziamenti, la ricerca italiana rischia il collasso definitivo. La cosa che più mi rammarica è che stiamo vivendo una congiuntura caratterizzata dalla crisi economica, e mentre paesi come la Francia si sono accorti che l'unica speranza per risollevarsi è puntare sul capitale umano (Sarkozy aumenterà del 50% i fondi per università e ricerca), il governo italiano decide di rinunciare al futuro del nostro paese.
La nostra ricerca si basa sul precariato: i giovani scienziati italiani sono personale altamente qualificato, che per anni ha svolto con rigore e professionalità il proprio lavoro nonostante contratti a breve termine che impediscono di immaginare un qualsiasi progetto di vita, come comprare una casa e avere dei figli. Come se ciò non fosse abbastanza, il Ministro Gelmini impone un taglio trasversale e sommario, che colpirà quella "base" di ricercatori che tiene in piedi il sistema universitario senza andare a scovare sprechi e baronie. E' vero che spesso negli atenei si spende male: ma allora perché non inserire dei criteri di valutazione, in modo da premiare con più finanziamenti chi è meritevole e tagliare i fondi a chi butta via i soldi pubblici? Perché trasformare le università in fondazioni private, con il rischio che l'accesso universale allo studio venga meno e che il futuro dei nostri ragazzi dipenda più dalle risorse economiche dei genitori che dalla loro capacità e dal loro impegno?
Il tema è davvero molto serio, e non si può affrontare con la leggerezza e il pressappochismo del governo. Mi ha colpito l'efficacia con cui una professoressa di chimica dell'università di Pisa, intervistata verso la fine della trasmissione, ha evidenziato quanto sia importante sostenere la ricerca scientifica di base. Ha riportato l'esempio di una ricerca dai contenuti molto tecnici e specifici, svolta da un ricercatore italiano nel 1980; la reazione chimica prodotta dagli esperimenti è stata utilizzata una decina di anni dopo negli Stati Uniti per preparare dei complessi utilizzati per la produzione dell'indinavir, il principio attivo presente nei più potenti farmaci contro il virus dell'HIV. La ricerca è tutta qui: da complicati esperimenti e studi molto tecnici si arriva a scoperte che cambiano la vita di molte persone. Tagliando i fondi oggi - ha concluso efficacemente la professoressa - si taglia il benessere della società di domani. Chiaro e semplice.
La riforma Gelmini ha avuto il pregio di accendere i riflettori sulla scuola, soprattutto sull'università, dove i problemi sono più gravi. Il principio di far pagare la crisi ad una categoria diversa dalla propria è, a mio avviso, concettualmente non corretta, perché ogni categoria ha buone ragioni per rivendicare questo. Sarebbe più costruttivo, mi sembra, procedere per contrattazione: una ottimizzazione dei costi nella scuola, con riduzione degli sprechi, dovrebbe essere auspicabile anche per gli studenti, a patto che non si fermi lì, ma risolva anche altri problemi molto grossi, come quello di finanziare maggiormente il settore della ricerca e ridurre il precariato. Se si spreca questa occasione, i riflettori si spegneranno presto: si parla già di un congelamento della riforma, perché i sondaggi registrano un calo della popolarità del governo, a vantaggio dell'opposizione. Insomma, al momento, la protesta della scuola, e dell'opposizione, suona come un: giù le mani dalla scuola, e basta, come se questa scuola fosse perfetta, e perfetta, lo sappiamo bene, non lo è. Cristina Gandolfi
Io credo che gli sprechi vengono da una gestione corrotta dei fondi pubblici attraverso concorsi non trasparenti ma anche da una gestione amministrativa dei Dipartimenti universitari molto allegra.
Prima di tagliare i fondi il governo dovrebbe risanare la sua amministrazione pubblica delle Universita' Italiane e poi le procedure concorsuali ma non solo dei posti per ricercatore o professore ma anche dei dottorati di ricerca.
sappiamo tutti che ogni posizione all'Universita' diventa l'occasione di scambio. Per questo l'niversita' italiana sta morendo. Se nelle cariche del potere universitario sono stati messi i mediocri (e quindi avendogli regalato il posto sono totalmente ricattabili) come si puo' pensare che questi poi sceglieranno persone migliori di loro.
Non e' solo introducendo alcuni strumenti come le commissioni a sorteggio o la valutazione basata sulla produzione scientifica con IF che si cambieranno le cose. Prima bisogna introdurre l'etica nell'Universita'. Il processo richiedera' anni.
Si sfonda una porta aperta,Gelmini,Brunetta,Gasparri,per citare i meno peggio,sono quelli che fingono di cambiare-a partire da esigenze giuste:sicurezza,razionalizzazioni,sprechi,riforme- per avvantaggiarsene politicamente visto il potere dei media in gran parte in mano ai loro amici; per poi piazzare i loro "nuovi" personaggi nei posti che contano a stipendi a prova di crisi ed inflazione!
Lo stesso debolissimo e "ricattato" governo Prodi,pero' non aveva aumentato i fondi della ricerca:ma come fare? a chi togliere?la ragnatela delle clientele e di ogni genere di raccomandazioni,interessi,favori,mafiette tangenti e mafie e' sottile appiccicosa avviluppante; la malcapitata mosca italia e' li',in trappola! spolpata dagli stessi italiani,o da una parte di degli stessi,a scannarsi su di chi e' piu' colpa,centro destra,centrosinistra,DC PSI PDL,
il senso civico,il rispetto per la legge e la solidarieta',grazie agli ultimi governi,e le ultime "recite"di Berlusconi e' caduto veramente in basso,come pure la considerazione del nostro paese in europa e nel mondo pierlu