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Storia di ordinaria follia nel mondo della ricerca italiana

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Torno a scrivere il blog per raccontarvi una storia che ha dell'incredibile: se non me l'avesse raccontata di persona una fonte affidabile, avrei liquidato l'affabulatore di turno con una risata. Cominciamo con ordine: qualche giorno fa viene da me un giovane e brillante scienziato, che dopo una fruttuosa esperienza negli Stati Uniti ha deciso di tornare in Italia per continuare qui le sue ricerche. Il nostro mi racconta di essere stato assunto come collaboratore (precario, ovviamente) di un professore universitario; sarebbe tuttavia meglio dire da un "figlio" di un professore universitario, dato che l'unico suo merito è quello di essere per l'appunto il figlio dell'anziano professore appena andato in pensione. Con grande senso paterno dunque, il vecchio luminare, preoccupato per l'avvenire della sua prole, ha pensato bene di garantire la successione al figlio.

Conscio di come vanno le cose in questo paese, il nostro giovane ricercatore decide comunque di lavorare sodo per il Figlio (ora docente), provando a mettersi in mostra per poter ambire ad un posto più stabile e remunerativo, adeguato alla sua esperienza. Passano ben sette anni, in cui il nostro si dimostra meritevole e capace lavorando fianco a fianco con il meno capace "figlio", quando sembra arrivare il suo momento: si è liberato un buon posto, e sembra proprio che sia lui il miglior candidato. Eppure, ecco il colpo di scena: il figlio assume un'altra collaboratrice, senza una valida ragione professionale. Il nostro è deluso, ma non si rassegna e indaga. Si sa, nei dipartimenti le voci girano in fretta, e così viene fuori la verità: il Figlio ha fatto delle pesanti avances alla donna appena assunta, lei ha rifiutato scandalizzata ed è corsa a raccontare tutto al marito. A questo punto della storia, penserete che l'esito sia scontato: il marito geloso corre dal professore e sfoga violentemente la sua rabbia. E invece no. Il marito in questione decide di ricattare il gigolò: o assumi mia moglie per quell'ottimo posto che si è appena liberato, oppure ti denuncio. Il Figlio non se lo fa ripetere due volte e assume la donna, in barba alle referenze del giovane ricercatore e a qualsiasi principio meritocratico.

E' incredibile, eppure le cose sono andate così. Come a dire: oggi in Italia non basta neanche più mettersi al servizio del figlio di un barone per sette anni per vedere i propri meriti riconosciuti! La cosa che mi sconcerta di più è che questa storia dimostra come la mentalità opportunista e disonesta non sia propria soltanto dei baroni. Una vittima (la donna che ha subito le molestie) si trasforma arrivando a formulare un ricatto pur di avere un posto di lavoro che non merita. Sullo sfondo di questa vicenda compaiono le macerie della ricerca italiana, dominata dal clientelismo e tenuta in piedi solo grazie a precari che lavorano con impegno e dedizione negli scantinati delle università. E' per questo che insisto per diffondere la peer review (il giudizio tra pari) anche nel nostro paese: garantire che i fondi per la ricerca siano assegnati da una commissione di scienziati qualificati, giovani e operanti presso istituzioni ed enti di ricerca esterni all'università è l'unico modo per evitare che storie di ordinaria follia come questa si ripetano.

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