babele

Recently in Bioetica Category

Lunedì 6 aprile 2009 ho partecipato ad un'iniziativa politica sul testamento biologico al Circolo Pd Tombon di Milano. Erano presenti al dibattito Maurizio Carrara (straordinario e instancabile organizzatore dell'evento!), il Presidente Emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida e Barbara Pollastrini, oltre che naturalmente il segretario cittadino del PD e il coordinatore dei circoli milanesi. Ma soprattutto sono accorse centinaia di persone: gli organizzatori hanno dovuto aprire un'altra sala al pubblico, perché quella prevista inizialmente per l'incontro si è riempita rapidamente (oltre 400 presenze). Purtroppo molte persone non sono riuscite a trovare spazio sufficiente per entrare e questo ci deve insegnare quanto i temi dei diritti civili e della laicità siano sentiti da tutti.

 

Sono rimasto piacevolmente stupito dalla grande ed entusiasta  partecipazione dei milanesi ad una discussione su un tema che reputo importantissimo e per il quale mi impegno costantemente da anni. Eventi come questo dimostrano che per fortuna ci sono ancora tante persone che hanno voglia di discutere ed esporsi per i propri diritti. E' questo lo spirito giusto: anche se il Senato ha approvato il disegno di legge della destra non dobbiamo arrenderci. La Camera infatti può ancora modificare il testo attuale che vanifica il testamento biologico sottraendo al cittadino l'ultima parola sui trattamenti sanitari cui intende sottoporsi o meno.

 

Tutti coloro che hanno a cuore il diritto alla libertà di scelta garantito dalla nostra Costituzione devono far sentire la propria voce al Parlamento, che rischia di allontanarsi sempre di più dal sentire comune degli italiani. Allego di seguito la lettera di ringraziamento che ho inviato agli amici milanesi del Tombon:

 

Care amiche e amici del circolo Tombon,

 

vi scrivo per ringraziarvi ancora della splendida serata cui ho avuto l'onore di partecipare lunedì scorso a Milano. Devo confessarvi che sono rimasto piacevolmente sorpreso del calore e dall'entusiasmo con cui sono stato accolto dal vostro circolo: è confortante constatare come centinaia di cittadini siano accorsi per discutere di temi fondamentali per la vita democratica del nostro paese come i diritti civili, la laicità dello stato e il testamento biologico. Mi complimento anche per l'ottima organizzazione dell'evento e per la prontezza con la quale avete gestito il grande flusso di persone, riuscendo a garantire a tutti la possibilità di assistere al dibattito. So di poter contare sul vostro sostegno per le iniziative future di primaria importanza che attendono il nostro partito, prima tra tutte la consultazione dei circoli sul testamento biologico: la vostra presenza attiva sul territorio garantisce che una città importante come Milano faccia sentire la propria voce su questioni che reputo decisive sia per il partito che per l'intero paese.

Con grande stima e affetto,

 

Ignazio R. Marino

Tornare al Liceo...

| | Commenti (3) | TrackBack (0)

Scrivo soltanto poche righe per raccontarvi del mio incontro di sabato scorso con i ragazzi del Liceo Romagnosi di Parma. E' stata un'esperienza molto bella: il tema era l'orientamento alla professione medica, ed è stato davvero stimolante rispondere alle domande dei ragazzi, alle loro curiosità su cosa mi ha spinto a diventare un chirurgo e sulle implicazioni della professione medica, come le riflessioni sulla bioetica e sul testamento biologico in primis. Lascio la descrizione della giornata ad uno studente del Romagnosi, che ha scritto questo bell'articolo sul blog del Liceo:

 

"Il 7 Marzo si è tenuto al Romagnosi il secondo incontro della serie "Cosa farò da grande", questa volta con il famoso chirurgo dei trapianti (pensate che ne ha compiuti ben 650!) e senatore Ignazio Marino. I temi di cui parlare erano tanti, dal vero e proprio orientamento (perchè scegliere la professione medica, storia della chirurgia dei trapianti, problemi delle università italiane e estere) a un discorso più ampio sul binomio spesso conflittuale medicina-politica, quindi bio-etica, testamento biologico, denuncia dei pazienti clandestini, aborto.

 

Marino, piacevole da ascoltare e disponibile al confronto, ha risposto a tutte le domande con precisione, serietà e grande umiltà. Ha rievocato il suo passato, da giovane che, nella sua città natale, Genova, sognava di fare il carrettiere che allora scaricava merci dal porto, e ha raccontato della sua crescita, così veloce e a lui stesso incredibile. "In 50 anni è cambiato il mondo; io sognavo di tirare un carretto e l'uomo andava sulla Luna". Poi la sua vita di studi, in cui la passione e il costante impegno l'hanno spinto a superare l'ostacolo più grande, quasi paradossale per un chirurgo: la paura del sangue. Sì, perchè questo medico, quest'uomo la cui abilità manuale ha migliorato e salvato centinaia di vite aprendo e chiudendo tagli, organi e ferite, aveva paura del sangue. Eppure era la missione di Ippocrate che voleva seguire, e non ci fu "Barone", assistente, esame, che gli impedì di "in ogni casa in cui entrò, portare sollievo al malato".

 

Studiò a Roma, partì per l'Inghilterra, volendo studiare una tecnica ancora inesistente nella retrograda Italia (fare un trapianto era ancora fantascienza). Conobbe la straordinaria semplicità e lealtà degli inglesi, la disponibilità al dialogo anche dei più grandi professori al mondo, la professionalità di chi, cosciente della superiorità del suo avversario, gli consigliò di andare a studiare da lui. Fu questo infatti che fece il suo professore inglese, e Marino si ritrovò in America. In pochi anni apprese le tecniche chirurgiche più avanzate, fu studente modello e ottenne una cattedra all'Università. Poi il ritorno in Italia, le lotte in Parlamento, i drammi di una coscienza che ogni giorno lotta contro la morte, contro l'ingiustizia, contro l'indifferenza. Col camice come col cappello da senatore, Marino ha difeso la vita, l'individuo e la libertà.

 

Sì all'aborto controllato (per evitare gli scempi che si facevano quando lui era giovane, in cliniche private o in posti ancora più lugubri all'insaputa di tutti e con grande rischio della donna incinta), al testamento biologico (per poter decidere di che morte morire, se accettare o no un trattamento medico anche quando le parole ti abbandonano), alla non denuncia dell'immigrato sofferente o del drogato (che come tutti gli individui, così dice la nostra costituzione, ha diritto alla salute). Una testimonianza forte, commovente, che ha acceso nel cuore di chi sognava di fare il medico, una nuova luce, di speranza, determinazione e impegno, perché "ogni obiettivo vogliate realizzare, fatelo con passione."

 

Francesco Prost, studente Liceo Romagnosi di Parma

 

In questo post vorrei rendervi partecipi delle riflessioni di Mina Welby a seguito di un incontro sul testamento biologico cui abbiamo partecipato assieme qualche giorno fa. Il dibattito si è tenuto al X Municipio, che proprio su proposta di Mina istituirà presso i suoi uffici uno speciale Registro per raccogliere le dichiarazioni di testamento biologico da parte dei cittadini. Ecco le sue riflessioni:

"Riascoltando l'intervento di Ignazio Marino mi è parso di capire che per il semplice fatto che la legge 120 di un anno fa (sulla libera professione intramuraria) che voleva ridurre le liste di attesa sia stata spazzata via, con un emendamento del centro-destra al Senato, senza possibilità di discussione in aula, al Governo attuale non importa nulla dei cittadini e specialmente dei più poveri, perché gli altri le visite mediche e le indagini di laboratorio se li possono pagare".

"Premesso questo, temo che il lavoro su una legge in materia di testamento biologico di parlamentari sensibili alla volontà di autodeterminazione dei cittadini, alla fine venga vanificato. I motivi sono lampanti: si vorrebbero rendere obbligatori la nutrizione e idratazione artificiale e la ventilazione forzata, ossia un buco nella pancia e un altro nel collo. Conseguenza: si contravviene all'art. 32 della nostra Costituzione che dà libertà di scelta delle terapie. I medici rianimatori avranno paura di incorrere in denunce e i cittadini, anche se contrari, entrando in coma verrebbero sottoposti ai trattamenti forzati. Chi non avrà disponibilità per pagarsi un avvocato, dovrà rimettersi l'anima in pace o potrà salire sulle barricate e fare proteste pubbliche. Chi non ha disponibilità di denaro proverà a sbattere in altra maniera contro un muro di gomma. Una previsione troppo negativa? Sbagliato il mio ragionamento? Sarei contenta se fosse così".

"Un rimedio nel convegno è stato lanciato, e ho seriamente intenzione di intraprendere la strada anche in solitaria se fosse necessario. So che molte persone hanno già redatto e depositato il proprio testamento biologico e confido in loro di convincere altri a farlo. La disponibilità dei comuni di tutta l'Italia ad istituire un registro e deposito di testamenti biologici sarebbe di grande aiuto per questo atto pubblico. Dovrebbe diventare un passaparola generale. Una copia dovrebbe essere inviata per posta al Governo. Credo che solo un'azione popolare generale potrebbe far capire al parlamento che nessuno dei cittadini italiani vuole essere espropriato della propria libertà di decidere per se stesso".

 

Continua il dibattito sul testamento biologico: sembra che finalmente la maggior parte del mondo politico abbia compreso la necessità di colmare il grave vuoto legislativo italiano in materia. Voglio aggiornarvi a questo proposito sul dibattito interno al Partito Democratico: ho partecipato a un seminario in cui i parlamentari del PD della Camera e del Senato hanno avuto la possibilità di esprimere la propria opinione e di confrontarsi apertamente proprio sul testamento biologico.

 

Devo ammettere che vi sono profonde differenze di vedute tra le diverse anime del partito; tuttavia, non mi piace distinguere come si fa di solito tra "laici" e "cattolici", dato che mi sembra un modo sbagliato e poco efficace di catalogare le opinioni personali. Mi spiego: io sono credente, eppure ritengo che il Parlamento debba legiferare in base alle conoscenze scientifiche disponibili e ai principi stabiliti dalla Costituzione, e non in base a precetti indicati da una religione, sia essa la mia o quella dei Testimoni di Geova, o altra ancora. Dico questo perché al seminario è stato sostenuto letteralmente che "la Chiesa nei secoli ha avuto sempre una visione lungimirante, dunque forse bisognerebbe seguire le sue indicazioni".

 

A mio avviso, chi con responsabilità politiche si occupa di questioni così serie e delicate non può basarsi su principi che, per quanto assolutamente legittimi e validi per la propria coscienza, possono non essere condivisi da tutti i cittadini. Il senso di comunità di un paese, di una nazione, è proprio dato dal fatto che tutti possano sentirsi benvenuti e accettati, non esclusi. Ritengo sia doveroso quindi rispettare il diritto di ognuno a scegliere a quali trattamenti essere sottoposto, senza imporre la propria visione. Inoltre, su argomenti complessi come ad esempio la nutrizione artificiale, non si può fare a meno di tenere in considerazione ciò che afferma la scienza. L'obiezione sollevata in proposito è che l'alimentazione artificiale non è un trattamento ma un atto caritatevole, e il medico avrebbe dunque il dovere di somministrare sempre la nutrizione artificiale al paziente, in qualunque condizione clinica. Ebbene, la scienza è chiara in proposito: l'alimentazione artificiale è una cura, prescritta da un medico e consistente in un composto chimico prodotto da una casa farmaceutica. Non parliamo di pane e acqua dunque: io credo che in quanto trattamento medico il cittadino abbia diritto di poter riflettere ed eventualmente negare il consenso alla sua somministrazione o indicarne la sospensione.

 

Ho cercato di basare la mia proposta di legge proprio sulle conoscenze scientifiche a disposizione, sul rispetto della Costituzione e sulla ragionevolezza: è una risorsa per chi la vuole utilizzare. Il mio disegno di legge propone anche di fornire supporto a pazienti e famiglie in ogni area geografica dell'Italia, tramite una maggiore capillarità degli hospice, ossia le strutture che forniscono le cure palliative; mira ad alleviare le sofferenze tramite la diffusione dei farmaci che combattono il dolore nelle ultime fasi della vita. Si tratta di principi che credo possano essere condivisi da tutti, sia da un radicale che da un cattolico. Spero davvero nell'interesse del paese che il Partito Democratico trovi al più presto una sintesi ragionevole tra le varie posizioni espresse al seminario: ne va della nostra credibilità davanti ai cittadini.

 

Riprendo a scrivere il mio blog dopo la pausa estiva, affrontando nuovamente uno dei temi per i quali mi sono battuto maggiormente in Parlamento: il rispetto del diritto all'autodeterminazione dell'individuo e la possibilità di rifiutare un trattamento sanitario particolarmente invasivo.

 

Torno su questo argomento a seguito della notizia, riportata anche sul mio sito, secondo cui il governo spagnolo si appresta ad avviare una discussione che porterà probabilmente alla legalizzazione dell'eutanasia. Ho già sottolineato altre volte la mia contrarietà al "suicidio assistito": inoculare una sostanza ad un paziente per procuragli immediatamente la morte è molto diverso dal principio su cui si basa il testamento biologico. Da medico e da credente, non mi prenderei mai la responsabilità di praticare un'iniezione letale; ciò che sostengo è semplicemente il rispetto della volontà del paziente, che dovrebbe poter legittimamente rifiutare dei trattamenti che gli procurano inutili sofferenze. Insomma, sostengo il diritto  alla libera scelta di ciascuno di noi rispetto alle terapie mediche.

 

Tuttavia, la proposta del Ministro della Sanità spagnolo è incentrata su un principio importante che spesso da noi viene perso di vista: la lotta contro la sofferenza del malato. E' questo principio che mi ha spinto ad inserire nel mio disegno di legge sul testamento biologico (firmato da 101 senatori e scaricabile dal mio sito) una sezione riguardante la "liberalizzazione" dei farmaci contro il dolore e l'ampliamento della rete degli hospice, ossia le strutture che forniscono con umanità e tecnologia le cure palliative ai malati terminali.

 

Basta un solo dato per evidenziare la disattenzione di fronte alla sofferenza dei malati in Italia: dei 120 hospice presenti nel nostro paese, ben 103 si trovano al Nord. La metà della popolazione dunque non può usufruire di cure che riducono la sofferenza nelle fasi finali della vita. Personalmente credo che la libertà di scelta nelle terapie e l'utilizzo dei farmaci contro il dolore siano due impegni che il Partito Democratico dovrebbe sostenere con forza: è in gioco la dignità dell'individuo e il diritto di ciascuno di noi ad affrontare nel modo più sereno possibile il momento più imperscrutabile: quello del passaggio dalla vita alla morte. E sono convinto che si tratti di un tema su cui laici e credenti non possano non trovarsi d'accordo.    

Eluana e il testamento biologico

| | Commenti (3) | TrackBack (0)

Vorrei scrivere qualche riflessione sulla vicenda di Eluana Englaro, che ho seguito molto da vicino in questi anni. Come avrete letto, il Tribunale Civile di Milano ha stabilito che potranno essere sospese tutte le terapie compresa l'alimentazione artificiale ad Eluana: ciò implica inevitabilmente la fine della vita, ma voglio sottolineare che si tratta di una fine naturale. Eluana si trova purtroppo in una condizione in cui non vi è più nessuna ragionevole possibilità di recupero dell'integrità intellettiva, a causa di un grave danno cerebrale per un incidente automobilistico avvenuto oltre 16 anni fa. Si tratta dunque di prendere atto che non c'è più nulla da fare, smettendo di accanirsi e di prolungare l'agonia.

 

Mi rammarica tuttavia il fatto che siano stati dei giudici a dover prendersi la responsabilità di una decisione così importante, mentre la politica sinora non ne ha avuto il coraggio. Ho lavorato per preparare un disegno di legge sul testamento biologico rigoroso ed equilibrato, che potesse essere approvato da entrambi gli schieramenti, eppure il vuoto legislativo permane. L'Italia, come spesso accade, si trova in una situazione anomala, in quanto molti altri paesi occidentali hanno regolato da tempo questa materia. La situazione paradossale poi è che il diritto all'autodeterminazione dell'individuo, su cui si basa il testamento biologico, è affermato con forza e chiarezza nell'articolo 32 della Costituzione e nella Convenzione di Oviedo: eppure non esiste una legge che tuteli adeguatamente le situazioni delle persone che si trovano alla fine della vita.

 

Spero dunque che la risonanza della drammatica vicenda di Eluana e della sua famiglia non vada sprecata. Auspico che maggioranza e opposizione riprendano a dialogare sul testamento biologico, magari utilizzando come base di partenza il testo su cui ho lavorato tanto e che ho presentato al Senato il 29 aprile 2008. Si tratta di un atto di civiltà per garantire un diritto fondamentale a tutti i cittadini, e prometto che continuerò a impegnarmi in Parlamento affinché l'anomalia italiana abbia termine.

Giuliano Ferrara dalle pagine del suo giornale "Il Foglio" mi aveva di recente invitato a dibattere pubblicamente con lui sulle tematiche eticamente sensibili in sanita`: aborto, fecondazione assistita, testamento biologico, cellule staminali e ricerca, RU486, ecc.
Siccome credo profondamente nel confronto e nel dibattito democratico accettai con entusiasmo. Solo da una onesta espressione delle proprie idee la societa` puo` migliorare e progredire, sposando la linea piu` logica, piu` convicente ed anche piu` appropriata ed etica. Cosi` mi sono diligentemente preparato all'incontro fissato per il pomeriggio del 1 aprile a Roma. Negli studi di una agenzia di stampa sono stati invitati molti giornalisti e tanto pubblico, dozzine di cittadini che volevano ascoltare e ragionare insieme a noi. Giuliano Ferrara però non si è presentato! L'ho cercato ovunque chiamando anche il centralino del Ministero degli Interni per chiedere aiuto nel trovarlo: nulla "missing in action" come si dice dei marines americani dispersi ed introvabili.
Penso che Giuliano Ferrara  sia un uomo molto colto ed intelligente, preparato e rigoroso nel ragionare e credo che si sia reso conto che il suo argomentare non poteva resistere ad un confronto pacato e sereno dove le ideologie fossero sostituite da fatti concreti e dati scientifici. Di conseguenza ha preferito evitare il confronto e riconoscere tacitamente la debolezza dei suoi argomenti. Anche io avrei fatto cosi` per onesta` intellettuale ma avrei pero` fornito almeno un chiarimento e mi sarei premurato di avvertire gli intervenuti. Mi dispiace infatti che tante persone abbiano cercato spazio in un pomeriggio lavorativo per spostarsi nel centro di Roma e non trovare Giuliano Ferrara. Mi dispiace in particolare per i disabili che sono venuti e per la donna affetta da SLA che ormai controlla solo la motilita` degli occhi e che aveva trascorso la notte scorsa sveglia per scrivere con il computer guidato dalle pupille un lungo messaggio da consegnare oggi a Giuliano Ferrara, senza poi poterlo fare, anche se e` giunta puntuale all'appuntamento con la sua lettiga ed il suo respiratore automatico.

Aborto e RU486

| | Commenti (2) | TrackBack (0)
Oggi ho partecipato ad una tavola rotonda alla "Sapienza" di Roma sull'aborto. Ci è stato chiesto se deve essere fatto "il tagliando" alla 194 dopo 30 anni dalla sua approvazione. Io credo che la 194 sia una legge equilibrata che ha determinato una riduzione di quasi il 50% degli aborti ed ha praticamente annullato gli aborti clandestini. Ricordo ancora, da studente di medicina, giovani donne arrivare sanguinanti al Pronto Soccorso per l'aborto provocato dalle "mammane" con strumenti terribili come i lunghi aghi da maglia, che in alcuni casi perforavano l'utero portando anche alla morte quelle povere ragazze. Altre più ricche andavano in alcune cliniche private per comprare con il denaro l'aborto clandestino. Altre ancora volavano a Londra perchè l'Inghilterra aveva già una legge. Insomma, io credo che tutti vorremmo vedere l'incidenza di aborti per gravidanze non desiderate scendere vicino allo zero. Ma non vorrei mai più rivedere una giovane ragazza morire di infezione e emorragia per i "ferri" di una "mammana". Penso che l'aborto sia sempre una terribile sconfitta, l'intensità della quale un uomo non puo' capire sino in fondo; ma credo anche che uno Stato laico debba avere una legge sull'aborto. Credo infine che non si debba utilizzare un problema drammatico che scuote le coscienze come strumento per la conquista di un seggio in Parlamento.

Potete vedere il video della conferenza sul sito uniroma.tv.

L'incontro "Progressi tecnologici e medici - Politica e Laicità" di mercoledì scorso al Circolo PD di Trastevere è stato davvero molto stimolante. Nella piccola ma affollata sala ho discusso con Giovanni Bachelet e le ragazze ed i ragazzi presenti dei temi etici di cui la politica non può non occuparsi con serietà. E' la gente stessa che lo chiede, ogni giorno. Al termine di quella stimolante serata, sono rimasto impressionato e stupito dalla grande confusione che esiste nella nostra società sul significato di questioni come autodeterminazione nella scelta delle terapie, eutanasia, testamento biologico. E' evidente come l'approccio ideologico e confusionario con cui questi temi vengono strumentalizzati e banalizzati da una certa politica non aiuti affatto il cittadino a chiarirsi le idee. Credo fermamente invece che valga la pena approfondire con serietà problemi così importanti, offrendo a tutti spiegazioni chiare, che non disorientino le coscienze. Sono ancora troppe le persone portate a pensare che una legge sul testamento biologico possa condurre di fatto all'eutanasia. Non ho paura di dire che la colpa principale di questa confusione è di quei politici conservatori e integralisti che invece di confrontarsi sul merito delle questioni preferiscono fare affermazioni inesatte, impaurendo i cittadini con un dibattito gridato. Il testamento biologico riconosce un diritto civile, garantito dall'articolo 32 della nostra Costituzione, secondo cui "nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario se non per disposizione di legge". L'eutanasia, avvallando l'uccisione consenziente di un individuo malato e sofferente, è evidentemente un'altra cosa. Il testamento biologico prevede semplicemente che una persona, nel pieno delle proprie capacità, possa indicare quali cure ricevere e quali no. Vi sembra una proposta così folle? A me sembra semplicemente un diritto civile.

 

Vorrei anche dare un breve aggiornamento ai danneggiati da trasfusioni: è stata finalmente insediata la Commissione ministeriale che definirà i criteri e il percorso attuativo per il risarcimento economico. Entro la fine di marzo è prevista un'audizione di tutte le associazioni dei danneggiati da sangue ed emoderivati infetti che hanno partecipato ai tavoli istituiti dal Ministero della Salute. Mi impegno come sempre a verificare che la procedura venga portata a termine con trasparenza e rapidità.