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Lunedì 6 aprile 2009 ho partecipato ad un'iniziativa politica sul testamento biologico al Circolo Pd Tombon di Milano. Erano presenti al dibattito Maurizio Carrara (straordinario e instancabile organizzatore dell'evento!), il Presidente Emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida e Barbara Pollastrini, oltre che naturalmente il segretario cittadino del PD e il coordinatore dei circoli milanesi. Ma soprattutto sono accorse centinaia di persone: gli organizzatori hanno dovuto aprire un'altra sala al pubblico, perché quella prevista inizialmente per l'incontro si è riempita rapidamente (oltre 400 presenze). Purtroppo molte persone non sono riuscite a trovare spazio sufficiente per entrare e questo ci deve insegnare quanto i temi dei diritti civili e della laicità siano sentiti da tutti.

 

Sono rimasto piacevolmente stupito dalla grande ed entusiasta  partecipazione dei milanesi ad una discussione su un tema che reputo importantissimo e per il quale mi impegno costantemente da anni. Eventi come questo dimostrano che per fortuna ci sono ancora tante persone che hanno voglia di discutere ed esporsi per i propri diritti. E' questo lo spirito giusto: anche se il Senato ha approvato il disegno di legge della destra non dobbiamo arrenderci. La Camera infatti può ancora modificare il testo attuale che vanifica il testamento biologico sottraendo al cittadino l'ultima parola sui trattamenti sanitari cui intende sottoporsi o meno.

 

Tutti coloro che hanno a cuore il diritto alla libertà di scelta garantito dalla nostra Costituzione devono far sentire la propria voce al Parlamento, che rischia di allontanarsi sempre di più dal sentire comune degli italiani. Allego di seguito la lettera di ringraziamento che ho inviato agli amici milanesi del Tombon:

 

Care amiche e amici del circolo Tombon,

 

vi scrivo per ringraziarvi ancora della splendida serata cui ho avuto l'onore di partecipare lunedì scorso a Milano. Devo confessarvi che sono rimasto piacevolmente sorpreso del calore e dall'entusiasmo con cui sono stato accolto dal vostro circolo: è confortante constatare come centinaia di cittadini siano accorsi per discutere di temi fondamentali per la vita democratica del nostro paese come i diritti civili, la laicità dello stato e il testamento biologico. Mi complimento anche per l'ottima organizzazione dell'evento e per la prontezza con la quale avete gestito il grande flusso di persone, riuscendo a garantire a tutti la possibilità di assistere al dibattito. So di poter contare sul vostro sostegno per le iniziative future di primaria importanza che attendono il nostro partito, prima tra tutte la consultazione dei circoli sul testamento biologico: la vostra presenza attiva sul territorio garantisce che una città importante come Milano faccia sentire la propria voce su questioni che reputo decisive sia per il partito che per l'intero paese.

Con grande stima e affetto,

 

Ignazio R. Marino

Tornare al Liceo...

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Scrivo soltanto poche righe per raccontarvi del mio incontro di sabato scorso con i ragazzi del Liceo Romagnosi di Parma. E' stata un'esperienza molto bella: il tema era l'orientamento alla professione medica, ed è stato davvero stimolante rispondere alle domande dei ragazzi, alle loro curiosità su cosa mi ha spinto a diventare un chirurgo e sulle implicazioni della professione medica, come le riflessioni sulla bioetica e sul testamento biologico in primis. Lascio la descrizione della giornata ad uno studente del Romagnosi, che ha scritto questo bell'articolo sul blog del Liceo:

 

"Il 7 Marzo si è tenuto al Romagnosi il secondo incontro della serie "Cosa farò da grande", questa volta con il famoso chirurgo dei trapianti (pensate che ne ha compiuti ben 650!) e senatore Ignazio Marino. I temi di cui parlare erano tanti, dal vero e proprio orientamento (perchè scegliere la professione medica, storia della chirurgia dei trapianti, problemi delle università italiane e estere) a un discorso più ampio sul binomio spesso conflittuale medicina-politica, quindi bio-etica, testamento biologico, denuncia dei pazienti clandestini, aborto.

 

Marino, piacevole da ascoltare e disponibile al confronto, ha risposto a tutte le domande con precisione, serietà e grande umiltà. Ha rievocato il suo passato, da giovane che, nella sua città natale, Genova, sognava di fare il carrettiere che allora scaricava merci dal porto, e ha raccontato della sua crescita, così veloce e a lui stesso incredibile. "In 50 anni è cambiato il mondo; io sognavo di tirare un carretto e l'uomo andava sulla Luna". Poi la sua vita di studi, in cui la passione e il costante impegno l'hanno spinto a superare l'ostacolo più grande, quasi paradossale per un chirurgo: la paura del sangue. Sì, perchè questo medico, quest'uomo la cui abilità manuale ha migliorato e salvato centinaia di vite aprendo e chiudendo tagli, organi e ferite, aveva paura del sangue. Eppure era la missione di Ippocrate che voleva seguire, e non ci fu "Barone", assistente, esame, che gli impedì di "in ogni casa in cui entrò, portare sollievo al malato".

 

Studiò a Roma, partì per l'Inghilterra, volendo studiare una tecnica ancora inesistente nella retrograda Italia (fare un trapianto era ancora fantascienza). Conobbe la straordinaria semplicità e lealtà degli inglesi, la disponibilità al dialogo anche dei più grandi professori al mondo, la professionalità di chi, cosciente della superiorità del suo avversario, gli consigliò di andare a studiare da lui. Fu questo infatti che fece il suo professore inglese, e Marino si ritrovò in America. In pochi anni apprese le tecniche chirurgiche più avanzate, fu studente modello e ottenne una cattedra all'Università. Poi il ritorno in Italia, le lotte in Parlamento, i drammi di una coscienza che ogni giorno lotta contro la morte, contro l'ingiustizia, contro l'indifferenza. Col camice come col cappello da senatore, Marino ha difeso la vita, l'individuo e la libertà.

 

Sì all'aborto controllato (per evitare gli scempi che si facevano quando lui era giovane, in cliniche private o in posti ancora più lugubri all'insaputa di tutti e con grande rischio della donna incinta), al testamento biologico (per poter decidere di che morte morire, se accettare o no un trattamento medico anche quando le parole ti abbandonano), alla non denuncia dell'immigrato sofferente o del drogato (che come tutti gli individui, così dice la nostra costituzione, ha diritto alla salute). Una testimonianza forte, commovente, che ha acceso nel cuore di chi sognava di fare il medico, una nuova luce, di speranza, determinazione e impegno, perché "ogni obiettivo vogliate realizzare, fatelo con passione."

 

Francesco Prost, studente Liceo Romagnosi di Parma

 

Vi scrivo soltanto poche righe per segnalarvi un appello lanciato dal movimento giovanile del Partito Socialista Europeo a favore della mobilità dei giovani europei. L'appello, lanciato il  14 febbraio, anniversario dell'adozione del Trattato sull'Unione Europea presentato da Altiero Spinelli, propone di incrementare la partecipazione dei giovani ai progetti di mobilità e scambio come l'Erasmus, in modo che gli europei del futuro possano fare un'esperienza in un altro Stato dell'Unione e "vivere" davvero l'Europa unita.

 

Si tratta di un'iniziativa pregevole e che ritengo molto importante: in un periodo in cui cresce lo scetticismo verso l'UE, dobbiamo impegnarci affinché i giovani non perdano quello spirito europeista di cui ha beneficiato per 50 anni il nostro continente e che il Presidente della Repubblica Napolitano non manca mai di sostenere nei suoi discorsi. Vi segnalo il testo dell'appello, il link al sito universalerasmus.eu e un bell'articolo di Giuliano Amato sull'argomento.

Appello per la mobilità giovanile in Europa

Il 14 febbraio 1984 il Parlamento europeo adottava il progetto di Trattato sull'Unione europea presentato da Altiero Spinelli. Dopo 25 anni, nel giorno di San Valentino, noi giovani europei che "amiamo" l'idea di un'Europa sociale, democratica ed unita riaffermiamo la nostra adesione agli obiettivi dei padri fondatori ed a quelli del progetto Spinelli. C'è una nuova generazione che crede nel processo di integrazione e che guarda all'Europa per affrontare con successo le nuove sfide globali con le quali ci misuriamo quotidianamente.

Negli ultimi anni i referendum in Francia, Olanda ed Irlanda mostrano come l'Unione europea non abbia il sostegno popolare necessario. Questi segnali indicano che l'azione dell'Ue non è percepita come efficace e non è compresa, né condivisa dai cittadini. Per credere nel progetto europeo è necessario toccarlo con mano. Vivere l'Europa, viaggiare in Europa, studiare l'Europa, lavorare in Europa è il modo migliore per partecipare alla costruzione del progetto democratico più rivoluzionario del mondo. Unire pacificamente popoli diversi, un tempo nemici. In questo disegno i giovani devono essere i protagonisti. Tutti i giovani.

L'Ue da tempo promuove programmi di scambio per i giovani. Tra questi il programma Erasmus che permette di fare una esperienza all'estero agli studenti universitari, è il più conosciuto. Molti altri programmi nei settori dell'educazione formale, non-formale e del volontariato promuovono la mobilità giovanile. Allora, qual è il problema? Sono 90 milioni i giovani tra i 16 ed i 29 anni che vivono nei 27 Stati membri dell'Ue. Ma quanti tra questi partecipano ogni anno ai programmi di scambio dell'Ue? Trecentomila (300.000). Non vogliamo l'Europa delle élites!

In Europa non mancano gli strumenti per cambiare le cose, ma la volontà politica di chi ci governa. Offriamo a tutti i giovani la possibilità di vivere l'Europa di fare un'esperienza in un altro Stato dell'Ue, presso un ente locale, un'impresa, un'associazione, una università. In questo modo crescerà una generazione di cittadini europei con le competenze necessarie per affrontare il mercato del lavoro ed il confronto con l'altro in una società multietnica.

Quello che serve è una semplificazione delle procedure, un sistema d'informazione capillare e soprattutto che la UE spenda meglio i soldi che ha. Se vuoi che la mobilità dei giovani in Europa sia un diritto per tutti e non per pochi firma il 14 febbraio l'appello per l'Erasmus Universale! Universale perché tutti possano farlo. Universale perché lo si possa fare in tutti i settori della nostra formazione.

 

La vostra opinione...

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Come avrete letto sui giornali, il Partito Democratico ha cambiato capogruppo nella commissione Sanità del Senato, che si appresta nelle prossime settimane ad approvare la legge sul testamento biologico. Ho infatti lasciato il testimone di capogruppo a Dorina Bianchi, ex Udc e politicamente vicina a Beppe Fioroni.

 

La decisione maturata in seno al partito è dovuta a questioni di "riequilibrio interno", ma su internet e sui quotidiani la vicenda è diventata un "caso", poiché i laici del partito temono un cambio di rotta sulle tematiche di fine vita.

 

Ho spiegato tuttavia ai giornali che non esiste alcun significato nella scelta di Dorina Bianchi come capogruppo.: si tratta di un avvicendamento tecnico necessario perché sono presidente di una commissione d'inchiesta. Ho presentato le mie dimissioni già ad ottobre, e sono convinto che il lavoro portato avanti sinora sul testamento biologico proseguirà. Il capogruppo al Senato Anna Finocchiaro mi ha personalmente rassicurato su questo punto.

 

Molte voci nei forum su internet e all'interno del partito sostengono ad ogni modo che la decisone sia stata intempestiva, dato che giunge all'indomani della battaglia che ho portato avanti sul caso Englaro e a ridosso del voto sul testamento biologico. Vi chiedo dunque di esprimere la vostra opinione commentando questo post, per capire come questa vicenda sia stata percepita dai cittadini e dagli elettori del Pd.

 

Un sottosegretario a Stoccolma

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Per avere un'idea di come vanno le cose nel proprio paese, è sempre utile andare all'estero a vedere che aria tira. Proprio la settimana scorsa ho partecipato ad un incontro con i ricercatori italiani emigrati in Svezia, durante il quale si è discusso anche della situazione della ricerca in Italia. L'inviato del governo che ha partecipato con me alla conferenza era nientemeno che il sottosegretario all'Università e Ricerca On. Giuseppe Pizza.

 

Devo ammettere che è stata un'esperienza per certi versi imbarazzante: vi assicuro che non è facile spiegare, in un Paese come la Svezia, che investe il 4% del suo Pil in ricerca e che rispetta criteri internazionali nell'assegnare i fondi dello Stato, che in Italia la strada che prendono i denari pubblici per la ricerca la sceglie una commissione nominata dal ministro Gelmini, decidendo sulla base di audizioni e cognomi dei candidati. Invece di utilizzare sistemi trasparenti come la valutazione tra pari, i fondi pubblici per la ricerca da noi si assegnano con delle audizioni, come si fa con gli artisti!

 

Altro motivo di imbarazzo è stato il comportamento dell'autorevole rappresentante del governo italiano. Conscio dell'importanza dell'evento, come al solito ho preparato con cura il mio intervento, che ho pronunciato a braccio e in inglese, come si usa negli ambienti scientifici internazionali. Il sottosegretario Pizza invece, prima del congresso deve aver avuto di meglio da fare: si è presentato con un lungo discorso scritto, letto senza mai alzare la testa e, ovviamente, tutto in italiano. Come se non bastasse, interrogato sull'alto tasso di disoccupazione nel nostro paese, dovuto in buona parte alla scarsa occupazione femminile, ha risposto più o meno così: "non è un problema grave, è una questione di cultura: in Sicilia le donne preferiscono stare a casa invece di andare a lavorare".

 

Ora, ci fossimo trovati in Arabia Saudita, l'intervento del sottosegretario sarebbe stato applauditissimo, e il prestigio dell'Italia sarebbe salito alle stelle. Ma dato che eravamo in uno dei paesi più progressisti del mondo, peraltro un modello di politica sociale ed economica, non credo che l'immagine del nostro paese sia migliorata. Per questo ho fatto presente all'On. Pizza e alla stampa che se in Sicilia l'80% delle donne sotto i 30 anni non lavora, non si tratta proprio di una questione di poco conto! E' difficile uscire da una grave crisi economica se l'occupazione femminile non cresce, come accade nei paesi più avanzati; ma è ancora più difficile finché si viene governati e rappresentati all'estero con una tale miopia.

Torno a scrivere il blog per raccontarvi una storia che ha dell'incredibile: se non me l'avesse raccontata di persona una fonte affidabile, avrei liquidato l'affabulatore di turno con una risata. Cominciamo con ordine: qualche giorno fa viene da me un giovane e brillante scienziato, che dopo una fruttuosa esperienza negli Stati Uniti ha deciso di tornare in Italia per continuare qui le sue ricerche. Il nostro mi racconta di essere stato assunto come collaboratore (precario, ovviamente) di un professore universitario; sarebbe tuttavia meglio dire da un "figlio" di un professore universitario, dato che l'unico suo merito è quello di essere per l'appunto il figlio dell'anziano professore appena andato in pensione. Con grande senso paterno dunque, il vecchio luminare, preoccupato per l'avvenire della sua prole, ha pensato bene di garantire la successione al figlio.

Conscio di come vanno le cose in questo paese, il nostro giovane ricercatore decide comunque di lavorare sodo per il Figlio (ora docente), provando a mettersi in mostra per poter ambire ad un posto più stabile e remunerativo, adeguato alla sua esperienza. Passano ben sette anni, in cui il nostro si dimostra meritevole e capace lavorando fianco a fianco con il meno capace "figlio", quando sembra arrivare il suo momento: si è liberato un buon posto, e sembra proprio che sia lui il miglior candidato. Eppure, ecco il colpo di scena: il figlio assume un'altra collaboratrice, senza una valida ragione professionale. Il nostro è deluso, ma non si rassegna e indaga. Si sa, nei dipartimenti le voci girano in fretta, e così viene fuori la verità: il Figlio ha fatto delle pesanti avances alla donna appena assunta, lei ha rifiutato scandalizzata ed è corsa a raccontare tutto al marito. A questo punto della storia, penserete che l'esito sia scontato: il marito geloso corre dal professore e sfoga violentemente la sua rabbia. E invece no. Il marito in questione decide di ricattare il gigolò: o assumi mia moglie per quell'ottimo posto che si è appena liberato, oppure ti denuncio. Il Figlio non se lo fa ripetere due volte e assume la donna, in barba alle referenze del giovane ricercatore e a qualsiasi principio meritocratico.

E' incredibile, eppure le cose sono andate così. Come a dire: oggi in Italia non basta neanche più mettersi al servizio del figlio di un barone per sette anni per vedere i propri meriti riconosciuti! La cosa che mi sconcerta di più è che questa storia dimostra come la mentalità opportunista e disonesta non sia propria soltanto dei baroni. Una vittima (la donna che ha subito le molestie) si trasforma arrivando a formulare un ricatto pur di avere un posto di lavoro che non merita. Sullo sfondo di questa vicenda compaiono le macerie della ricerca italiana, dominata dal clientelismo e tenuta in piedi solo grazie a precari che lavorano con impegno e dedizione negli scantinati delle università. E' per questo che insisto per diffondere la peer review (il giudizio tra pari) anche nel nostro paese: garantire che i fondi per la ricerca siano assegnati da una commissione di scienziati qualificati, giovani e operanti presso istituzioni ed enti di ricerca esterni all'università è l'unico modo per evitare che storie di ordinaria follia come questa si ripetano.

Torno a scrivere il mio blog dopo un periodo intenso e caratterizzato dai mille impegni che derivano, oltre che dall'attività di parlamentare, dalla presidenza di un'importante commissione come quella d'inchiesta sulla Sanità. Stavolta vi racconto una bella storia, attraverso la mail di un giovane ricercatore che ha beneficiato del bando under 40 per cui mi sono battuto nella scorsa legislatura. Una storia che dimostra come le baronie e i clientelismi possano essere sconfitti anche in Italia, se lo si vuole davvero. Potete leggere la sua lettera qui sotto, con la mia risposta a seguire:

Gentile Prof. Marino,
sono Giovanni Mirabella, uno dei 26 assegnatari del fondo giovani ricercatori che Lei ha fortemente voluto. La volevo ringraziare perchè davvero nel mio caso so che non ci sono state nè spinte nè forzature...all'americana ho scritto un bel progetto e sono stato finanziato. Per me
questo finanziamento rappresenta un grande onore e una sfida allo stesso tempo. Ma rappresenta
anche la speranza che in Italia si possa far ricerche valide e premiare chi lo merita. [...]
Cordiali Saluti
Giovanni Mirabella, PhD
Associate Professor
Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia
Università di Roma "La Sapienza"

Caro Dott. Mirabella,
sono io a ringraziare lei per la lettera, piena di speranza, che ha voluto inviarmi. L'onore e la sfida di cui parla, per aver ottenuto un finanziamento senza condizionamenti politici o clientelari, dovrebbe "contagiare" tutti i ricercatori italiani. Come immagino saprà, il mio impegno per i giovani scienziati non si è fermato con lo stanziamento del fondo di cui ha beneficiato anche lei.
Nella Finanziaria 2007-2008 ho fatto introdurre un articolo grazie al quale è stato possibile emanare un nuovo bando, rivolto ai ricercatori under 40. I finanziamenti questa volta erano di ben 82 milioni di euro.
Ebbene, è possibile che quei soldi vadano persi. Perché ciò non accada, il Ministero del Lavoro, del Welfare e della Salute ed il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca dovrebbero pubblicare il bando di concorso entro il 31 dicembre prossimo. Giusto oggi ho incontrato il Sottosegretario Ferruccio Fazio, sollecitandolo su questo impegno di spesa e tornerò ad incalzare il Ministro Gelmini.
Come vede non demordo, perché credo in un'Italia nuova, i cui principi fondanti siano competenza, trasparenza e meritocrazia. Con l'augurio di incontrarci presto, le invio i miei più cordiali saluti.

In questo post vorrei rendervi partecipi delle riflessioni di Mina Welby a seguito di un incontro sul testamento biologico cui abbiamo partecipato assieme qualche giorno fa. Il dibattito si è tenuto al X Municipio, che proprio su proposta di Mina istituirà presso i suoi uffici uno speciale Registro per raccogliere le dichiarazioni di testamento biologico da parte dei cittadini. Ecco le sue riflessioni:

"Riascoltando l'intervento di Ignazio Marino mi è parso di capire che per il semplice fatto che la legge 120 di un anno fa (sulla libera professione intramuraria) che voleva ridurre le liste di attesa sia stata spazzata via, con un emendamento del centro-destra al Senato, senza possibilità di discussione in aula, al Governo attuale non importa nulla dei cittadini e specialmente dei più poveri, perché gli altri le visite mediche e le indagini di laboratorio se li possono pagare".

"Premesso questo, temo che il lavoro su una legge in materia di testamento biologico di parlamentari sensibili alla volontà di autodeterminazione dei cittadini, alla fine venga vanificato. I motivi sono lampanti: si vorrebbero rendere obbligatori la nutrizione e idratazione artificiale e la ventilazione forzata, ossia un buco nella pancia e un altro nel collo. Conseguenza: si contravviene all'art. 32 della nostra Costituzione che dà libertà di scelta delle terapie. I medici rianimatori avranno paura di incorrere in denunce e i cittadini, anche se contrari, entrando in coma verrebbero sottoposti ai trattamenti forzati. Chi non avrà disponibilità per pagarsi un avvocato, dovrà rimettersi l'anima in pace o potrà salire sulle barricate e fare proteste pubbliche. Chi non ha disponibilità di denaro proverà a sbattere in altra maniera contro un muro di gomma. Una previsione troppo negativa? Sbagliato il mio ragionamento? Sarei contenta se fosse così".

"Un rimedio nel convegno è stato lanciato, e ho seriamente intenzione di intraprendere la strada anche in solitaria se fosse necessario. So che molte persone hanno già redatto e depositato il proprio testamento biologico e confido in loro di convincere altri a farlo. La disponibilità dei comuni di tutta l'Italia ad istituire un registro e deposito di testamenti biologici sarebbe di grande aiuto per questo atto pubblico. Dovrebbe diventare un passaparola generale. Una copia dovrebbe essere inviata per posta al Governo. Credo che solo un'azione popolare generale potrebbe far capire al parlamento che nessuno dei cittadini italiani vuole essere espropriato della propria libertà di decidere per se stesso".

 

Quando il sogno diventa realtà

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Finalmente il grande sogno si è realizzato: Barack Obama è il 44°presidente degli Stati Uniti! E' un momento davvero storico, che dimostra come gli States sappiano ancora stupirci e regalarci una speranza per il futuro. E non solo per il colore della pelle del nuovo presidente - fatto in sé importantissimo, che evidenzia la piena integrazione degli afroamericani nella vita politica e sociale del paese e mette simbolicamente fine a secoli di discriminazioni - quanto piuttosto per la voglia di cambiamento che Obama incarna e rappresenta così bene.

L'America delusa dagli otto anni di una delle peggiori presidenze della storia, e per di più attraversata dalla crisi economica, ha dimostrato di saper guardare con coraggio alle sfide del futuro; ha evitato le strade già battute e rassicuranti, per imboccare la via delle riforme sociali, del multilateralismo, del dialogo e del futuro. Per chi come me ha vissuto tanti anni oltreoceano è impressionante pensare alle enormi contraddizioni di un paese così vasto e diversificato: gli americani sono un crogiolo di popoli, una miriade di etnie, lingue e nazionalità diverse, ma sono capaci di unirsi nel momento del bisogno e sentirsi parte di una comunità come pochi popoli sanno fare. Si tratta del paese più ricco del mondo, che fornisce l'aiuto maggiore al Global Fund del G8 per combattere malattie come malaria, tubercolosi e AIDS, eppure 50 milioni dei suoi cittadini vivono senza assistenza sanitaria. E' il paese dei Lincoln, dei Martin Luther King e dei Kennedy, ma anche quello del Ku Klux Klan, della segregazione razziale e della "guerra preventiva" di Bush e Rumsfeld.

Eppure si tratta di un paese che sa imparare dai propri errori, sfatare i propri tabù e credere nel futuro anziché ripiegarsi impaurito in sé stesso. E' per questo che anche io, con il mio piccolo voto da cittadino americano che vive all'estero, oggi mi sento orgoglioso e parte di un rinnovamento che spero giunga al più presto sino in Europa. Non bisogna dimenticare poi che tutto questo è stato possibile grazie allo straordinario strumento delle primarie, che ha permesso ad un semi-sconosciuto senatore dell'Illinois di diventare il Presidente dell'unica superpotenza mondiale. E' questa la strada che dovremmo intraprendere anche noi senza paura: primarie vere, primarie sempre!

 

L'Anno Zero della Ricerca

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Giovedì 30 ottobre ho partecipato alla trasmissione Anno Zero di Michele Santoro, incentrata sul decreto Gelmini (che ormai è legge) e sulle grandi manifestazioni di protesta degli ultimi giorni cui hanno partecipato studenti e professori. Credo sia stata un'importante occasione per evidenziare i pericoli che derivano dal decreto, che non attua una vera e propria "riforma", ma è in sostanza un enorme taglio di fondi alla scuola pubblica: a causa del venir meno dei finanziamenti, la ricerca italiana rischia il collasso definitivo. La cosa che più mi rammarica è che stiamo vivendo una congiuntura caratterizzata dalla crisi economica, e mentre paesi come la Francia si sono accorti che l'unica speranza per risollevarsi è puntare sul capitale umano (Sarkozy aumenterà del 50% i fondi per università e ricerca), il governo italiano decide di rinunciare al futuro del nostro paese.


La nostra ricerca si basa sul precariato: i giovani scienziati italiani sono personale altamente qualificato, che per anni ha svolto con rigore e professionalità il proprio lavoro nonostante contratti a breve termine che impediscono di immaginare un qualsiasi progetto di vita, come comprare una casa e avere dei figli. Come se ciò non fosse abbastanza, il Ministro Gelmini impone un taglio trasversale e sommario, che colpirà quella "base" di ricercatori che tiene in piedi il sistema universitario senza andare a scovare sprechi e baronie. E' vero che spesso negli atenei si spende male: ma allora perché non inserire dei criteri di valutazione, in modo da premiare con più finanziamenti chi è meritevole e tagliare i fondi a chi butta via i soldi pubblici? Perché trasformare le università in fondazioni private, con il rischio che l'accesso universale allo studio venga meno e che il futuro dei nostri ragazzi dipenda più dalle risorse economiche dei genitori che dalla loro capacità e dal loro impegno?


Il tema è davvero molto serio, e non si può affrontare con la leggerezza e il pressappochismo del governo. Mi ha colpito l'efficacia con cui una professoressa di chimica dell'università di Pisa, intervistata verso la fine della trasmissione, ha evidenziato quanto sia importante sostenere la ricerca scientifica di base. Ha riportato l'esempio di una ricerca dai contenuti molto tecnici e specifici, svolta da un ricercatore italiano nel 1980; la reazione chimica prodotta dagli esperimenti è stata utilizzata una decina di anni dopo negli Stati Uniti per preparare dei complessi utilizzati per la produzione dell'indinavir, il principio attivo presente nei più potenti farmaci contro il virus dell'HIV. La ricerca è tutta qui: da complicati esperimenti e studi molto tecnici si arriva a scoperte che cambiano la vita di molte persone. Tagliando i fondi oggi - ha concluso efficacemente la professoressa - si taglia il benessere della società di domani. Chiaro e semplice.