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Tornare al Liceo...

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Scrivo soltanto poche righe per raccontarvi del mio incontro di sabato scorso con i ragazzi del Liceo Romagnosi di Parma. E' stata un'esperienza molto bella: il tema era l'orientamento alla professione medica, ed è stato davvero stimolante rispondere alle domande dei ragazzi, alle loro curiosità su cosa mi ha spinto a diventare un chirurgo e sulle implicazioni della professione medica, come le riflessioni sulla bioetica e sul testamento biologico in primis. Lascio la descrizione della giornata ad uno studente del Romagnosi, che ha scritto questo bell'articolo sul blog del Liceo:

 

"Il 7 Marzo si è tenuto al Romagnosi il secondo incontro della serie "Cosa farò da grande", questa volta con il famoso chirurgo dei trapianti (pensate che ne ha compiuti ben 650!) e senatore Ignazio Marino. I temi di cui parlare erano tanti, dal vero e proprio orientamento (perchè scegliere la professione medica, storia della chirurgia dei trapianti, problemi delle università italiane e estere) a un discorso più ampio sul binomio spesso conflittuale medicina-politica, quindi bio-etica, testamento biologico, denuncia dei pazienti clandestini, aborto.

 

Marino, piacevole da ascoltare e disponibile al confronto, ha risposto a tutte le domande con precisione, serietà e grande umiltà. Ha rievocato il suo passato, da giovane che, nella sua città natale, Genova, sognava di fare il carrettiere che allora scaricava merci dal porto, e ha raccontato della sua crescita, così veloce e a lui stesso incredibile. "In 50 anni è cambiato il mondo; io sognavo di tirare un carretto e l'uomo andava sulla Luna". Poi la sua vita di studi, in cui la passione e il costante impegno l'hanno spinto a superare l'ostacolo più grande, quasi paradossale per un chirurgo: la paura del sangue. Sì, perchè questo medico, quest'uomo la cui abilità manuale ha migliorato e salvato centinaia di vite aprendo e chiudendo tagli, organi e ferite, aveva paura del sangue. Eppure era la missione di Ippocrate che voleva seguire, e non ci fu "Barone", assistente, esame, che gli impedì di "in ogni casa in cui entrò, portare sollievo al malato".

 

Studiò a Roma, partì per l'Inghilterra, volendo studiare una tecnica ancora inesistente nella retrograda Italia (fare un trapianto era ancora fantascienza). Conobbe la straordinaria semplicità e lealtà degli inglesi, la disponibilità al dialogo anche dei più grandi professori al mondo, la professionalità di chi, cosciente della superiorità del suo avversario, gli consigliò di andare a studiare da lui. Fu questo infatti che fece il suo professore inglese, e Marino si ritrovò in America. In pochi anni apprese le tecniche chirurgiche più avanzate, fu studente modello e ottenne una cattedra all'Università. Poi il ritorno in Italia, le lotte in Parlamento, i drammi di una coscienza che ogni giorno lotta contro la morte, contro l'ingiustizia, contro l'indifferenza. Col camice come col cappello da senatore, Marino ha difeso la vita, l'individuo e la libertà.

 

Sì all'aborto controllato (per evitare gli scempi che si facevano quando lui era giovane, in cliniche private o in posti ancora più lugubri all'insaputa di tutti e con grande rischio della donna incinta), al testamento biologico (per poter decidere di che morte morire, se accettare o no un trattamento medico anche quando le parole ti abbandonano), alla non denuncia dell'immigrato sofferente o del drogato (che come tutti gli individui, così dice la nostra costituzione, ha diritto alla salute). Una testimonianza forte, commovente, che ha acceso nel cuore di chi sognava di fare il medico, una nuova luce, di speranza, determinazione e impegno, perché "ogni obiettivo vogliate realizzare, fatelo con passione."

 

Francesco Prost, studente Liceo Romagnosi di Parma

 

La vostra opinione...

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Come avrete letto sui giornali, il Partito Democratico ha cambiato capogruppo nella commissione Sanità del Senato, che si appresta nelle prossime settimane ad approvare la legge sul testamento biologico. Ho infatti lasciato il testimone di capogruppo a Dorina Bianchi, ex Udc e politicamente vicina a Beppe Fioroni.

 

La decisione maturata in seno al partito è dovuta a questioni di "riequilibrio interno", ma su internet e sui quotidiani la vicenda è diventata un "caso", poiché i laici del partito temono un cambio di rotta sulle tematiche di fine vita.

 

Ho spiegato tuttavia ai giornali che non esiste alcun significato nella scelta di Dorina Bianchi come capogruppo.: si tratta di un avvicendamento tecnico necessario perché sono presidente di una commissione d'inchiesta. Ho presentato le mie dimissioni già ad ottobre, e sono convinto che il lavoro portato avanti sinora sul testamento biologico proseguirà. Il capogruppo al Senato Anna Finocchiaro mi ha personalmente rassicurato su questo punto.

 

Molte voci nei forum su internet e all'interno del partito sostengono ad ogni modo che la decisone sia stata intempestiva, dato che giunge all'indomani della battaglia che ho portato avanti sul caso Englaro e a ridosso del voto sul testamento biologico. Vi chiedo dunque di esprimere la vostra opinione commentando questo post, per capire come questa vicenda sia stata percepita dai cittadini e dagli elettori del Pd.

 

Torno a scrivere il blog per raccontarvi una storia che ha dell'incredibile: se non me l'avesse raccontata di persona una fonte affidabile, avrei liquidato l'affabulatore di turno con una risata. Cominciamo con ordine: qualche giorno fa viene da me un giovane e brillante scienziato, che dopo una fruttuosa esperienza negli Stati Uniti ha deciso di tornare in Italia per continuare qui le sue ricerche. Il nostro mi racconta di essere stato assunto come collaboratore (precario, ovviamente) di un professore universitario; sarebbe tuttavia meglio dire da un "figlio" di un professore universitario, dato che l'unico suo merito è quello di essere per l'appunto il figlio dell'anziano professore appena andato in pensione. Con grande senso paterno dunque, il vecchio luminare, preoccupato per l'avvenire della sua prole, ha pensato bene di garantire la successione al figlio.

Conscio di come vanno le cose in questo paese, il nostro giovane ricercatore decide comunque di lavorare sodo per il Figlio (ora docente), provando a mettersi in mostra per poter ambire ad un posto più stabile e remunerativo, adeguato alla sua esperienza. Passano ben sette anni, in cui il nostro si dimostra meritevole e capace lavorando fianco a fianco con il meno capace "figlio", quando sembra arrivare il suo momento: si è liberato un buon posto, e sembra proprio che sia lui il miglior candidato. Eppure, ecco il colpo di scena: il figlio assume un'altra collaboratrice, senza una valida ragione professionale. Il nostro è deluso, ma non si rassegna e indaga. Si sa, nei dipartimenti le voci girano in fretta, e così viene fuori la verità: il Figlio ha fatto delle pesanti avances alla donna appena assunta, lei ha rifiutato scandalizzata ed è corsa a raccontare tutto al marito. A questo punto della storia, penserete che l'esito sia scontato: il marito geloso corre dal professore e sfoga violentemente la sua rabbia. E invece no. Il marito in questione decide di ricattare il gigolò: o assumi mia moglie per quell'ottimo posto che si è appena liberato, oppure ti denuncio. Il Figlio non se lo fa ripetere due volte e assume la donna, in barba alle referenze del giovane ricercatore e a qualsiasi principio meritocratico.

E' incredibile, eppure le cose sono andate così. Come a dire: oggi in Italia non basta neanche più mettersi al servizio del figlio di un barone per sette anni per vedere i propri meriti riconosciuti! La cosa che mi sconcerta di più è che questa storia dimostra come la mentalità opportunista e disonesta non sia propria soltanto dei baroni. Una vittima (la donna che ha subito le molestie) si trasforma arrivando a formulare un ricatto pur di avere un posto di lavoro che non merita. Sullo sfondo di questa vicenda compaiono le macerie della ricerca italiana, dominata dal clientelismo e tenuta in piedi solo grazie a precari che lavorano con impegno e dedizione negli scantinati delle università. E' per questo che insisto per diffondere la peer review (il giudizio tra pari) anche nel nostro paese: garantire che i fondi per la ricerca siano assegnati da una commissione di scienziati qualificati, giovani e operanti presso istituzioni ed enti di ricerca esterni all'università è l'unico modo per evitare che storie di ordinaria follia come questa si ripetano.

Riprendo a scrivere il mio blog dopo la pausa estiva, affrontando nuovamente uno dei temi per i quali mi sono battuto maggiormente in Parlamento: il rispetto del diritto all'autodeterminazione dell'individuo e la possibilità di rifiutare un trattamento sanitario particolarmente invasivo.

 

Torno su questo argomento a seguito della notizia, riportata anche sul mio sito, secondo cui il governo spagnolo si appresta ad avviare una discussione che porterà probabilmente alla legalizzazione dell'eutanasia. Ho già sottolineato altre volte la mia contrarietà al "suicidio assistito": inoculare una sostanza ad un paziente per procuragli immediatamente la morte è molto diverso dal principio su cui si basa il testamento biologico. Da medico e da credente, non mi prenderei mai la responsabilità di praticare un'iniezione letale; ciò che sostengo è semplicemente il rispetto della volontà del paziente, che dovrebbe poter legittimamente rifiutare dei trattamenti che gli procurano inutili sofferenze. Insomma, sostengo il diritto  alla libera scelta di ciascuno di noi rispetto alle terapie mediche.

 

Tuttavia, la proposta del Ministro della Sanità spagnolo è incentrata su un principio importante che spesso da noi viene perso di vista: la lotta contro la sofferenza del malato. E' questo principio che mi ha spinto ad inserire nel mio disegno di legge sul testamento biologico (firmato da 101 senatori e scaricabile dal mio sito) una sezione riguardante la "liberalizzazione" dei farmaci contro il dolore e l'ampliamento della rete degli hospice, ossia le strutture che forniscono con umanità e tecnologia le cure palliative ai malati terminali.

 

Basta un solo dato per evidenziare la disattenzione di fronte alla sofferenza dei malati in Italia: dei 120 hospice presenti nel nostro paese, ben 103 si trovano al Nord. La metà della popolazione dunque non può usufruire di cure che riducono la sofferenza nelle fasi finali della vita. Personalmente credo che la libertà di scelta nelle terapie e l'utilizzo dei farmaci contro il dolore siano due impegni che il Partito Democratico dovrebbe sostenere con forza: è in gioco la dignità dell'individuo e il diritto di ciascuno di noi ad affrontare nel modo più sereno possibile il momento più imperscrutabile: quello del passaggio dalla vita alla morte. E sono convinto che si tratti di un tema su cui laici e credenti non possano non trovarsi d'accordo.    

Una brutta storia di cattiva sanità...

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In questo post vi racconto una storia. Si tratta purtroppo di una brutta vicenda, che mi ha fatto molto riflettere sulle condizioni in cui versa la sanità pubblica italiana.

 

L'anno scorso ho ripreso ad operare una volta a settimana in un ospedale nei pressi di Verona; il contatto con il paziente e la sala operatoria mi mancavano molto. Poche settimane fa mi è capitato di visitare un paziente con un tumore al fegato: sono rimasto un po'stupito del fatto che questo anziano pensionato (che chiamerò Mario per semplicità) fosse venuto da Roma sino a Verona, accompagnato dalla moglie, per farsi visitare, ma per il resto sembrava tutto normale. Effettuati gli esami del caso, a fine giornata scopro che il signor Mario, prima di andarsene, ha lasciato 500 euro in una busta, come a "ricompensarmi" per un trattamento effettuato gratuitamente di cui aveva tutto il diritto.

 

Decido di richiamarlo, più incuriosito che arrabbiato, per farmi spiegare il motivo del suo comportamento. Così, cavandogli le parole di bocca, riesco finalmente a capire. Prima di venire a Verona, Mario si è fatto visitare al Policlinico di un'università romana da un professore ordinario di Medicina e uno di Radiologia, per essere sottoposto ad alcuni esami di accertamento come la Tac, una risonanza magnetica e un trattamento per il tumore del fegato chiamato chemioembolizzazione. I luminari lo informano del fatto che per questo tipo di esami e terapie la lista d'attesa all'Università è di 6-7 mesi: recandosi però in una clinica privata di Roma, tempo una settimana e per la modica cifra di 11.000€ il problema si sarebbe miracolosamente risolto.

 

Il signor Mario ha seguito i consigli, si è sottoposto agli accertamenti ed alle prime cure, ha versato gli 11.000€, ma data la cospicua entità della cifra, ha deciso di  "emigrare" sino all'ospedale in cui opero, dove abbiamo completato gli esami e proseguito i trattamenti di cui aveva urgente bisogno in tempi brevi e, ovviamente, gratuitamente. Ed è qui che vengo a sapere il motivo del suo gesto: Mario non credeva possibile che non dovesse pagare per i trattamenti ricevuti, e si riteneva in dovere di sdebitarsi perlomeno con un "informale" pagamento in denaro!

 

Che dire. Questa vicenda mi ha ricordato l'atteggiamento di chi negli Stati Uniti non può permettersi di pagare un'assicurazione sanitaria: lì chi è povero dà per scontato che riceverà cure peggiori, e che solo pagando avrà diritto ad un trattamento sanitario adeguato. Mi ha rattristato pensare che in un Paese come il nostro, in cui l'universalità delle cure è un diritto fondamentale, solo sborsando cifre astronomiche si possano evitare le liste d'attesa del pubblico affidandosi ai privati.

 

Mi sconcerta poi la volontà del Ministro Sacconi di cancellare un ottimo strumento per combattere le liste d'attesa, ossia la legge 120 sulla libera professione intramuraria (secondo cui i medici devono garantire nella loro attività pubblica perlomeno lo stesso numero di prestazioni che effettuano in quella privata). Secondo Sacconi "le soluzioni sono tre: si può affrontare il problema all'italiana e cioè con una proroga, ritornare al sistema precedente o adottare un sistema più flessibile". Flessibilità che significa, immagino, "liberi tutti". Il governo vuole cambiare un sistema che, se applicato adeguatamente, avrebbe non solo ridotto le liste d'attesa, ma anche consentito un certo recupero di evasione fiscale. Invece di lottare per migliorare la qualità del Sistema Sanitario Nazionale, il governo punta sempre più sul privato: in questo modo i vari signor Mario d'Italia rischiano davvero di abituarsi a dover pagare (se possono) per avvalersi di un loro diritto.

 

Per la cronaca: Mario non ha voluto i soldi indietro, così abbiamo deciso di donarli ad un ente che sviluppa progetti sanitari nel Terzo Mondo, chiedendo alla associazione religiosa che gestisce il progetto in terra di missione di inviare a Mario la ricevuta della donazione con una spiegazione di come verranno utilizzati i suoi soldi.

  

Sabato ho incontrato circa 150 operatori sanitari (medici, infermieri, tecnici ed amministratori) a Cassino. In una sala strapiena ho potuto illustrare il programma sulla sanità del PD, tutto improntato su meritocrazia, valutazione e investimenti. Successivamente ad una cena con i cittadini è stato necessario aggiungere un centinaio di posti perchè sono arrivate oltre 500 persone, compresi molti giovani: entusiasmante davvero!

 

Ieri sera ho partecipato ad una riunione con alcuni cittadini indecisi sul loro voto. E' davvero una campagna elettorale matura e seria dove le persone vogliono risposte chiare a domande precise. Spero e prego che la competenza nelle risposte possa premiare, cosicchè alla fine vinca lo schieramento che dimostra di avere più serietà e rigore assieme alla volontà di modernizzare il paese nell'interesse di tutti e non di un gruppo di privilegiati.

Giuliano Ferrara dalle pagine del suo giornale "Il Foglio" mi aveva di recente invitato a dibattere pubblicamente con lui sulle tematiche eticamente sensibili in sanita`: aborto, fecondazione assistita, testamento biologico, cellule staminali e ricerca, RU486, ecc.
Siccome credo profondamente nel confronto e nel dibattito democratico accettai con entusiasmo. Solo da una onesta espressione delle proprie idee la societa` puo` migliorare e progredire, sposando la linea piu` logica, piu` convicente ed anche piu` appropriata ed etica. Cosi` mi sono diligentemente preparato all'incontro fissato per il pomeriggio del 1 aprile a Roma. Negli studi di una agenzia di stampa sono stati invitati molti giornalisti e tanto pubblico, dozzine di cittadini che volevano ascoltare e ragionare insieme a noi. Giuliano Ferrara però non si è presentato! L'ho cercato ovunque chiamando anche il centralino del Ministero degli Interni per chiedere aiuto nel trovarlo: nulla "missing in action" come si dice dei marines americani dispersi ed introvabili.
Penso che Giuliano Ferrara  sia un uomo molto colto ed intelligente, preparato e rigoroso nel ragionare e credo che si sia reso conto che il suo argomentare non poteva resistere ad un confronto pacato e sereno dove le ideologie fossero sostituite da fatti concreti e dati scientifici. Di conseguenza ha preferito evitare il confronto e riconoscere tacitamente la debolezza dei suoi argomenti. Anche io avrei fatto cosi` per onesta` intellettuale ma avrei pero` fornito almeno un chiarimento e mi sarei premurato di avvertire gli intervenuti. Mi dispiace infatti che tante persone abbiano cercato spazio in un pomeriggio lavorativo per spostarsi nel centro di Roma e non trovare Giuliano Ferrara. Mi dispiace in particolare per i disabili che sono venuti e per la donna affetta da SLA che ormai controlla solo la motilita` degli occhi e che aveva trascorso la notte scorsa sveglia per scrivere con il computer guidato dalle pupille un lungo messaggio da consegnare oggi a Giuliano Ferrara, senza poi poterlo fare, anche se e` giunta puntuale all'appuntamento con la sua lettiga ed il suo respiratore automatico.

Aborto e RU486

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Oggi ho partecipato ad una tavola rotonda alla "Sapienza" di Roma sull'aborto. Ci è stato chiesto se deve essere fatto "il tagliando" alla 194 dopo 30 anni dalla sua approvazione. Io credo che la 194 sia una legge equilibrata che ha determinato una riduzione di quasi il 50% degli aborti ed ha praticamente annullato gli aborti clandestini. Ricordo ancora, da studente di medicina, giovani donne arrivare sanguinanti al Pronto Soccorso per l'aborto provocato dalle "mammane" con strumenti terribili come i lunghi aghi da maglia, che in alcuni casi perforavano l'utero portando anche alla morte quelle povere ragazze. Altre più ricche andavano in alcune cliniche private per comprare con il denaro l'aborto clandestino. Altre ancora volavano a Londra perchè l'Inghilterra aveva già una legge. Insomma, io credo che tutti vorremmo vedere l'incidenza di aborti per gravidanze non desiderate scendere vicino allo zero. Ma non vorrei mai più rivedere una giovane ragazza morire di infezione e emorragia per i "ferri" di una "mammana". Penso che l'aborto sia sempre una terribile sconfitta, l'intensità della quale un uomo non puo' capire sino in fondo; ma credo anche che uno Stato laico debba avere una legge sull'aborto. Credo infine che non si debba utilizzare un problema drammatico che scuote le coscienze come strumento per la conquista di un seggio in Parlamento.

Potete vedere il video della conferenza sul sito uniroma.tv.

L'incontro "Progressi tecnologici e medici - Politica e Laicità" di mercoledì scorso al Circolo PD di Trastevere è stato davvero molto stimolante. Nella piccola ma affollata sala ho discusso con Giovanni Bachelet e le ragazze ed i ragazzi presenti dei temi etici di cui la politica non può non occuparsi con serietà. E' la gente stessa che lo chiede, ogni giorno. Al termine di quella stimolante serata, sono rimasto impressionato e stupito dalla grande confusione che esiste nella nostra società sul significato di questioni come autodeterminazione nella scelta delle terapie, eutanasia, testamento biologico. E' evidente come l'approccio ideologico e confusionario con cui questi temi vengono strumentalizzati e banalizzati da una certa politica non aiuti affatto il cittadino a chiarirsi le idee. Credo fermamente invece che valga la pena approfondire con serietà problemi così importanti, offrendo a tutti spiegazioni chiare, che non disorientino le coscienze. Sono ancora troppe le persone portate a pensare che una legge sul testamento biologico possa condurre di fatto all'eutanasia. Non ho paura di dire che la colpa principale di questa confusione è di quei politici conservatori e integralisti che invece di confrontarsi sul merito delle questioni preferiscono fare affermazioni inesatte, impaurendo i cittadini con un dibattito gridato. Il testamento biologico riconosce un diritto civile, garantito dall'articolo 32 della nostra Costituzione, secondo cui "nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario se non per disposizione di legge". L'eutanasia, avvallando l'uccisione consenziente di un individuo malato e sofferente, è evidentemente un'altra cosa. Il testamento biologico prevede semplicemente che una persona, nel pieno delle proprie capacità, possa indicare quali cure ricevere e quali no. Vi sembra una proposta così folle? A me sembra semplicemente un diritto civile.

 

Vorrei anche dare un breve aggiornamento ai danneggiati da trasfusioni: è stata finalmente insediata la Commissione ministeriale che definirà i criteri e il percorso attuativo per il risarcimento economico. Entro la fine di marzo è prevista un'audizione di tutte le associazioni dei danneggiati da sangue ed emoderivati infetti che hanno partecipato ai tavoli istituiti dal Ministero della Salute. Mi impegno come sempre a verificare che la procedura venga portata a termine con trasparenza e rapidità.

 

Come avrete sentito dai telegiornali ho deciso di offrire il mio posto di capolista in Sicilia al Senato a Beppe Lumia, vicepresidente della commissione antimafia. Si è trattato di una decisione naturale e logica, maturata non appena ho saputo che Beppe, al quale sono legato dai tempi in cui ho fondato il centro trapianti di eccellenza di Palermo, era rimasto fuori dalle liste del PD. La prima cosa cui ho pensato è stato che niente potrà mai cambiare in Sicilia finché esisterà la Mafia, e meno che mai si potrà modernizzare il settore sanitario. Mi sono detto che la priorità del Partito Democratico in quella regione deve essere una sola, e che per quanto la Mafia non si possa sconfiggere con un solo uomo, senza Beppe l'impresa sarebbe diventata ancora più ardua.

 

Non è stato semplice rinunciare alla candidatura, dato che avevo già programmato incontri con amici siciliani esperti di sanità pubblica e avviato i primi contatti per la campagna elettorale nell'isola. D'altra parte credo che la filosofia del PD debba essere proprio questa: lasciare spazio a chi è più adatto e preparato a svolgere un determinato compito, applicando in questo senso il criterio della meritocrazia a me tanto caro. E' questo il partito che vorrei, e che credo vorrebbero tutti i cittadini. Guardate ora le candidature proposte dai principali partiti in Sicilia: da una parte ci sono Anna Finocchiaro, Rita Borsellino e Beppe Lumia, dall'altra Totò Cuffaro...la scelta ai siciliani.


Ora concentrerò la mia campagna nel Lazio, dove sono candidato nella testa di lista al Senato. A questo proposito vi invito all'inaugurazione del mio comitato elettorale sabato 15 marzo alle ore 11 a piazza San Cosimato, nel Circolo PD di Trastevere. Sarà l'occasione ideale per scambiare quattro chiacchiere ed avviare la campagna elettorale nella regione dove vivo e dove ho studiato. Vi aspetto numerosi!